RAVENNA «La legge di stabilità dà un messaggio importante ai mercati, ovvero che il debito scenderà nel 2014. Certo si poteva fare di più e ci aspettiamo altri passi per stimolare la crescita. Quanto a coloro che accusano le banche di ostacolare la crescita perchè, dicono, dovrebbero prestare denaro a tutti coloro che ne fanno richiesta indistintamente, siano essi sull’orlo del fallimento o precari, bè costoro fanno demagogia trascurando la legislazione vigente». Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, ha appena concluso il tradizionale seminario, quest’anno a Ravenna, sui temi più sensibili per il settore bancario. Una due giorni di studio sull’accesso al credito, l’unione bancaria e il contratto. Lo sollecitiamo quindi su un nodo spinoso. Da più parti si sottolinea il calo dei prestiti all'economia reale. Colpa delle banche se la ripresa stenta a farsi sentire? «Le banche, in Europa non solo in Italia, vengono additate come i responsabili della lentezza ad uscire dalla crisi ma si tratta di accuse prive di logica. Innanzitutto voglio dire che le banche in Italia prestano più denari di quanti ne raccolgono. Nonostante la crisi sono quasi al massimo storico nella concessione di prestiti. Ma desidero anche ricordare che Basilea 2 e il cammino verso Basilea 3 impongono la piena legalità per coloro che vanno a chiedere prestiti. Se un’azienda è cronicamente in passivo, il merito di credito non può sussistere e quindi gli evasori e elusori che sottraggono redditività al fisco possono protestare quanto vogliono ma le norme europee non permettono loro di accedere a nuovi crediti. Diversa è la situazione di un'azienda con il bilancio trasparente ma in crisi temporanea». E nel caso di una giovane coppia con lavoro precario? Se la deve prendere con Basilea2 se non ottiene il mutuo per comprare casa? «Chi ha il lavoro precario non può pensare di garantire con la precarietà un mutuo di dieci, vent'anni. Accusare le banche di non dare mutui ai precari significa ignorare che in questo modo le banche debbono proteggerli. Quando il precario perde il posto, chi paga la rata del suo mutuo?» Il rapporto con le banche è difficile anche per chi vuole avviare una nuova attività imprenditoriale. Insomma Steve Jobs non avrebbe avuto vita facile in Italia. «Anche questo è un luogo comune. Chi vuole fare l'imprenditore e si affaccia sul mercato, spesso ha la pretesa di avere quasi tutto il capitale in prestito dalle banche e investire poco o nulla di tasca propria. Ma così facendo le banche finiscono per diventare proprietarie di imprese mentre la separazione deve continuare a essere netta». Negli Stati Uniti però le cose funzionano in modo diverso. «E infatti i risultati si sono drammaticamente visti. La crisi americana è esplosa per l'eccesso della cultura dell'indebitamento e del rischio. La gente è stata incoraggiata a comprare case anche se non aveva i soldi per farlo». Cosa vi aspettate dall'unione bancaria, quando la vigilanza sarà affidata non più ai regolatori dei singoli Paesi ma a una struttura della Bce? «Per l'Italia non sarà una sorpresa la rigidezza delle norme di vigilanza unica adottate dalla Bce perche assai simili a quelle della Banca d'Italia. Pertanto il freno all’unione bancaria non viene dalle banche italiane ma da gran parte delle banche territoriali tedesche. Noi partiamo avvantaggiati rispetto alle banche tedesche. Il nostro problema è la redditività delle banche penalizzata dal fisco esoso, dai costi connessi a uno spread che è ancora troppo alto e dalla catena dei costi produttivi». Condividete le stime di crescita per il 2014? «Ci sono segnali dell’inizio di una inversione di tendenza che va incoraggiata. La legge di Stabilità è stata costruita a fine estate in una fase di grande precarietà politica e quindi ci attendiamo che sia conclusa senza sorprese. Ma auspichiamo per dopo, una politica economica più attenta ai fattori produttivi. L'Abi ha dato la disdetta anticipata del contratto, quale è la chiave di lettura? «La disdetta anticipata di tre mesi è uno stimolo a una riflessione che tenga conto dei mutamenti di questi ultimi anni e di quelli del futuro prossimo. La banca non è un'istituzione ma un'impresa e quindi bisogna viverla come tale. Il contratto deve rispondere a una cultura d'impresa non di istituzione, di ente». Come vede il futuro della banca nel rapporto con il consumatore , con una forte rete di sportelli o più telematica? «Ecco un dato: le operazioni semplici online in tre anni sono passate da 30 a 70 mentre prima era l’inverso. Insomma servono tutti e due i canali».
Patuelli: nessuna stretta ai prestiti Banche vicine al massimo storico
Il presidente dell’Abi: il contratto deve essere al passo con i tempi
