Economia

Tornano le buone intenzioni: un mega piano di tagli alla spesa

L’obiettivo è risparmiare 32 miliardi. Rispunta la mobilità degli statali

Tagli alla spesa per 32 miliardi in tre anni, dal 2014 al 2016, per ridurre le tasse e il debito e per attivare gli investimenti produttivi. È il piano ambizioso presentato dal commissario alla spending review Cottarelli al Comitato interministeriale a palazzo Chigi e che sarà affidato operativamente a dieci gruppi di lavoro (il piano sul sito del governo). Dalla capacità o meno di incidere il bisturi nella pancia della pubblica amministrazione ma anche di riorganizzare la macchina statale, coniugando efficienza e risparmi, dipende, a quanto pare, il destino del Paese. Allo stesso tempo sarà avviato un piano di privatizzazioni che, come ha annunciato il premier Letta, sarà presentato la prossima settimana. A meno di quarantott’ore della scissione del Pdl, il governo accelera sulle riforme. Un chiaro segnale, soprattutto a Bruxelles, che i travagli dei partiti non compromettono la tabella di marcia delle riforme. Le prime misure per ridurre la spesa potranno arrivare anche entro febbraio. «Ora partiranno due ricognizioni tecniche - spiega Cottarelli - la prima da dicembre a febbraio per individuare le cose da fare in tempi più rapidi, che ispireranno un intervento politico tra marzo e aprile». Il commissario non ha escluso che alcune misure possano essere prese già a febbraio. La seconda ricognizione «partirà tra fine maggio e fine luglio con un input per le decisioni politiche da prendere nella legge di stabilità 2015». Cottarelli amette che «il programma è molto ampio, ma saranno i gruppi di lavoro stessi che dovranno decidere gli argomenti da affrontare. Prima ci si occupa sia di ridurre i costi sia di attuare sinergie con possibili fusioni che possono portare a riduzioni dei costi». Per centrare l'obiettivo vengono già indicati alcuni possibili strumenti: da una maggiore mobilità dei dipendenti pubblici a un sistema di incentivi per premiare gli enti che tagliano. In particolare, il dossier Cottarelli prevede che il programma affronterà la questione della «mobilità» nel pubblico impiego, «compresa l'esplorazione di canali d'uscita e rivalutazione delle misure del turn-over». Tra gli obiettivi c'è quello di «incentivare la mobilità tra amministrazioni e funzioni». Cottarelli propone anche corsi di formazione ad hoc per «aumentare la flessibilità gestionale dei dirigenti pubblici», per trasformarli «in veri manager interessati non solo al rispetto formale delle regole contabili ma anche al contenimento dei costi e al miglioramento della qualità dei servizi». Nel dossier «sarà studiato un sistema di incentivi finanziari che facilitino la collaborazione dei centri di spesa nella individuazione dei risparmi». Verranno anche stilate «classifiche» per evidenziare «centri di spesa virtuosi e quelli meno efficienti». Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha ricordato che «i tagli sono un cardine della politica economica». Ma oltre alla revisione della spesa, per ridurre il debito pubblico, saranno importanti le privatizzazioni e il rientro dei capitali dall'estero. Anche il premier Letta parlando al «Financial Times Future of Italy Summit 2013» ha messo l’accento, rivolgendosi soprattutto agli investitori esteri, al piano delle privatizzazioni. Non solo: «Metteremo in campo nuovi strumenti per favorire l'occupazione». Ma «niente rivoluzioni. L'Italia uscirà dalla crisi un passo alla volta». Il focus del discorso di Letta è attraversato da un unico filo conduttore: la stabilità. «Nel 2013 abbiamo fermato la corsa dei tassi d'interesse. Il 2014 sarà un anno decisivo».

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