Bankitalia punta il dito contro le imprese italiane. Che piangono miseria, criticano la politica e i sindacati per il loro immobilismo, ma non guardano mai al loro interno per riconoscere almeno una parte della colpa. A ricordare agli imprenditori che se il sistema Italia non fa più faville, e che se continua così il marchio Made in Italy sarà solamente un contenitore vuoto, è stato ieri il Governatore Ignazio Visco che ha ricordato che se la competitività del Paese è ai minimi termini la colpa è di tutti e anche di chi vende prodotti «vecchi» come concezione e non investe per creare quelli che ancora non esistono. L’invito di Visco è stato chiaro. Basta strategia del «piagnisteo» e rimbocchiamoci le maniche: «Occorre un salto di qualità del settore produttivo: abbiamo bisogno di imprese più grandi, più tecnologiche, più internazionalizzate; la politica deve agire per creare le condizioni favorevoli all’attività d'impresa e alla riallocazione dei fattori produttivi verso le attività in espansione». Insomma a ciascuno il suo mestiere ha fatto intendere il numero uno di via Nazionale al X Forum del libro di Bari. Certo la colpa non è solo di una parte perché sul banco degli imputati per il declino dell’economia è salita una categoria che finora ha sempre messo la testa sotto la sabbia e tirato a campare. Si tratta della macchina dello Stato. La politica ha, infatti, provato a muoversi e a dare una scossa ma qualcuno non ha portato a termine sul territorio l’impulso riformatore. «In questi anni - ha spiegato Visco - non è mancata la spinta riformatrice, ma si è sviluppata in modo non sempre organico; in molti casi il processo di attuazione stenta a completarsi e le amministrazioni tardano a modificare i loro comportamenti». Da Visco è arrivata non solo la reprimenda ma anche la ricetta. Semplice, ma forse è ora che il buonsenso torni a governare il Paese: «L’Italia deve investire in conoscenza per cambiare il futuro». «Il rendimento dell’investimento in conoscenza», ha sottolineato il numero uno di Palazzo Koch citando Benjamin Franklin, «è più alto di quello di ogni altro investimento. È la radice del progresso umano e sociale, la condizione per lo sviluppo economico». Bisogna investire di più per contrastare un forte e diffuso indebolimento della capacità del nostro paese di crescere e competere.
Bankitalia striglia le imprese Inventate prodotti e crescete
ViscoPaese fermo perché non investe e non produce innovazioni Nel mirino la macchina dello Stato e il basso livello dell’istruzione
