Si salvano le aziende decotte e si dismettono quelle con i conti a posto. Sembrerebbe questa la strategia che il governo intende seguire avviando una nuova stagione di privatizzazioni. Mentre per Alitalia si sta cercando in tutti i modi il salvataggio anche a costo di andare contro le regole europee che vietano il soccorso pubblico, un paio di gioielli dell’industria italiana stanno per essere messi in vendita. Il premier Enrico Letta, parlando al Washington Post ha scoperto le carte: «Penso che oggi i mercati siano pronti ad acquistare e venderemo asset pubblici come Fincantieri e parte di Terna, la rete nazionale di trasmissione elettrica: ovviamente non il 100%, ma quote di minoranza». Il giornale americano scrive che l’intenzione è di cedere il 49% ma in giornata da Palazzo Chigi correggono: l'idea del governo è di cedere il 4,9% di Terna e quindi scendere fino al 25% circa, quota che comunque assicurerà alla Cassa depositi e prestiti la posizione di azionista di riferimento col potere di nominare la maggioranza del cda. Obiettivo delle privatizzazioni è di ridurre il debito, anche perchè «ora i mercati sono pronti a comprare e noi a vendere i beni pubblici». Sulla dismissione di Fincantieri è intervenuto il numero uno del gruppo, Giuseppe Bono: «Non credo che il governo pensi di venderla, piuttosto di quotarla tenendo una quota che gli consenta di mantenere il controllo». In ogni caso, Bono dice no a qualunque ipotesi di vendita di una quota ad altri player internazionali: «Non abbiamo bisogno di partner, noi vogliamo comandare a casa nostra». Basta vedere il bilancio 2012 del gruppo per rendersi conto che si tratta di un gioiello: oltre 15 milioni di utile, quasi due miliardi e mezzo di ricavi e una quota di export che supera il 70%. Il gruppo ha una posizione finanziaria netta positiva per 480 milioni, una disponibilità di cassa di 692 milioni e un patrimonio netto di 957 milioni. Terna è il primo operatore indipendente in Europa e sesto al mondo per chilometri di linee elettriche gestiti. Con la cessione del 4,9% della società guidata da Cattaneo, lo Stato incasserebbe oltre 350 milioni. Intanto su Alitalia si fa più forte il pressing della Ue che vuole vederci chiaro sul salvataggio dell'ex compagnia di bandiera con l'ingresso del nuovo socio pubblico, Poste Italiane. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se Air France intende partecipare all’aumento di capitale.
Letta salva Alitalia e vende i «gioielli»
Il premier rivela la strategia: dismettere Fincantieri e parte di Terna
