Economia

Zanonato chiude il caso «La seconda rata Imu non si pagherà più»

Il governo sgombra il campo dalle incertezze sul pagamento della seconda rata dell’Imu sulla prima casa. «È una questione chiusa, perché siamo a valle di una decisione assunta» ha detto il ministro...

Il governo sgombra il campo dalle incertezze sul pagamento della seconda rata dell’Imu sulla prima casa. «È una questione chiusa, perché siamo a valle di una decisione assunta» ha detto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato che ha chiusoil caso sul pagamento della seconda rata dell'imposta per la prima casa che quindi, secondo quanto ha spiegato a «Porta a Portà» non si pagherà. «Si può discutere - ha detto - se sia giusta o sbagliata ma la decisione è stata assunta e le varie forze che compongono il governo devono rispettare l'impegno assunto davanti al Parlamento. Per me è una questione chiusa», ha concluso. Si smonta così la tesi di un possibile nuovo aspro confronto in Parlamento tra Pd e Pdl sul tema della tassa sulla casa. Nei giorni scorsi infatti si era creata un po’ di bagarre per la presentazione di un emendamento firmato dal Pd che prevedeva il pagamento dell’imposta anche sulla prima casa nel caso che la rendita catastale fosse superiore ai 750 euro. Un limite che avrebbe allargato la base imponibile a molti immobili italiani. Alla fine l’emendamento è stato ritirato ma la questione è rimasta in sospeso. Ieri la parola quasi definitiva sull’argomento da parte di uno dei membri più importanti del governo. Zanonato è infatti un ministro in quota Pd, area bersaniana, e ha sulla sua scrivania importanti dossier economici. Insomma le sue parole sulle scelte governative sono autorevoli. Le compensazioni concesse ai Comuni in sostituzione del gettito Imu sono state considerate sufficienti. Dunque i municipi potranno contare, in attesa della partenza della service tax, solo su quanto accreditato dal governo. Nulla di più. Intanto il governo comincia a lavorare anche sulla legge di Stabilità. Tra le ipotesi in campo anche la razionalizzazione delle aliquote Iva. Ebbene secondo quanto risulta a Il Tempo tra le soluzioni in campo ci potrebbe essere l’introduzione della quarta aliquota Iva, anzi della quinta se si considera che molti beni sono esenti completamente dall’Imposta sul valore aggiunto. Così tra il 4% e il 10% potrebbe apparire una percentuale intermedia al 7-8% che graverebbe su una serie di beni alimentari attualmente tassati al 4%. Un ritocco verso l’alto che non incorrerebbe nelle maglie dell’Unione Europea che non chiede conto di eventuali innalzamenti dell’Iva ma solo del processo inverso ovvero quando un bene passa da un’aliquota superiore a una più bassa. Tra i beni alimentari ci potrebbe essere anche il pane e molti beni di prima necessità. Mentre l’idea portante della riforma è di lasciare con il 4% solo alcuni servizi. La riforma dell’Iva secondo questa direzione dovrebbe trovare posto nella legge di stabilità che è ormai prossima alla presentazione.

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