Nella rosa dei candidati per diventare il socio forte di Alitalia spunta un partner d’eccezione: Poste Italiane. Il gruppo pubblico guidato dall’ad Massimo Sarmi sarebbe stato contattato dal governo, che è socio totalitario dell’azienda postale, per chiedere la sua disponibilità a sottoscrivere l’aumento di capitale necessario a salvare la compagnia a un passo dal default. Sarmi, dopo aver verificato la disponibilità finanziaria, avrebbe dato il via libera di massima all’ingresso. Per il presidente del Consiglio è la mossa del cavallo. Un’operazione che consente in un solo colpo di uscire dall’impasse nel quale il dossier Alitalia rischiava di impantanarsi. Il gruppo Poste è, infatti, anche un gruppo bancario con liquidità in cassa e ben patrimonializzato. Non solo. Anche se può suonare strano ai non addetti ai lavori il gruppo postale è già un operatore del trasporto aereo. Dal 2005 il gruppo Poste è infatti titolare di un proprio vettore: Air Mistral, fondata dall’attore italiano Bud Spencer e che fino al 2002 è stata sotto il controllo di Tnt Nv per cui svolgeva operazioni di trasporto merci. Nello stesso l’anno l’azienda olandese ha venduto il 75% delle azioni al gruppo postale italiano. Che nel 2005 ha preso in mano l’intero capitale. Si tratta di una realtà consolidata nei cieli e che può contare su una flotta di 6 Boeing 737. Un operatore versatile che oltre a trasportare pacchi, corrispondenze e merci nelle ore notturne, di giorno muove passeggeri in collaborazione con i tour operator verso le destinazioni tipiche del medio raggio: Mar Rosso, capitali europee, mete di pellegrinaggio, Grecia, Turchia e Israele. Non solo. A differenza dell’ex compagnia di bandiera la Air Mistral ha i conti a posto. Il fatturato è passato dai 18 milioni di euro del 2006 ai 110 milioni del 2011. Insomma l’uovo di colombo perché mentre lo Stato si sta scervellando per salvare la compagnia dalla gestione maldestra dei soci privati procedendo di fatto a una nuova statalizzazione, si scopre che al suo interno ha già una società aerea che funziona. Fin qui l’orientamento delle ultime ore. Per i dettagli bisognerà attendere probabilmente ancora qualche giorno. Una cosa sembra certa. Per fare spazio al nuovo soggetto che condividerà con Air France il futuro sviluppo di Alitalia l’aumento di capitale inizialmente fissato in 150 milioni, e poi raddoppiato, salirà ancora verso i 400-500 milioni. L’ad della compagnia Gabriele Del Torchio ha confermato ai sindacati che la cifra della ricapitalizzazione è passata a 300 milioni (50% da parte pubblica e l'altra metà da parte degli attuali soci) a cui si aggiungeranno linee di credito da 200 milioni. Il nuovo incremento consentirebbe, invece, una ripartizione di quote importanti tra la cordata di derivazione pubblica (insieme a Poste ci dovrebbero essere Ferrovie e Fintecna) e Air France che limiterebbe il suo intervento a circa 75-100 milioni di euro per non diluire l’attuale quota del 25%. La partita è aperta. Ora la palla passa al cda di Alitalia che riprende stamattina e si dovrebbe chiudere presto. In cassa non c’è quasi più un euro. Dunqe la prospettiva è il concordato preventivo o l’apertura delle porte al piano di Letta.
Alitalia trova il socio forte Poste Italiane pronta al decollo
Il gruppo sottoscriverà l’aumento di capitale per salvare la compagnia