Economia

Via libera al piano di Mps

Il cda approva l’aumento di capitale da 2,5 miliardi Tre miliardi di Monti bond restituiti nel 2014

Dopo la tempesta dei derivati e della gestione opaca a Siena si prova a ripartire. Ieri il cda ha dato il via libera al piano industriale, prima pietra posta in accordo con la Ue e il Tesoro, per riportare la redditività in banca, onorare gli impegni con lo Stato italiano e aumentare il patrimonio. E proprio da un aumento di capitale si parte. Che dovrà essere approvato dall’assemblea degli azionisti entro la fine del 2014 e avrà un valore di 2,5 miliardi. Ma questo è solo l’inizio. Il piano prevede infatti 8mila esuberi: 2.700 già conseguito al 30 giugno 2013, il resto entro il 2017. Il tutto per una riduzione complessiva del costo del lavoro pari a 500 milioni di euro. Il taglio, spiega l’istituto in una nota, avverrà oltre che con «operazioni industriali di cessione delle attività non strategiche e di esternalizzazione», con «soluzioni che consentano il raggiungimento degli obiettivi con il minor impatto occupazionale possibile attraverso il ricorso al Fondo di solidarietà, nell’ambito delle previste fasi di confronto con le organizzazioni sindacali». Ed entro il 2017 verranno anche chiusi altri 150 sportelli oltre i 400 già chiusi a settembre. Mps si impegna inoltre a rispettare il limite massimo di remunerazione del top management, concordato con la Commissione Europea, per un importo pari a 500.000 euro, fino al completamento dell’aumento di capitale o al rimborso integrale dei Monti Bond. In tal senso la banca rimborserà 3 miliardi di euro di Monti Bond, più del 70% del totale, entro il 2014. E, si legge nella nota, «nel caso in cui le condizioni di mercato non dovessero consentire il completamento dell’aumento di capitale entro i tempi stabiliti», il piano prevede la conversione dei bond in azioni nuove dell’istituto. Previsto pure un impegno alla riduzione del portafoglio di titoli di Stato Italiani in Afs da 23 miliardi di euro a giugno 2013 a circa 17 miliardi di euro nominali nel 2017. Mentre l’utile netto dovrebbe essere di circa 900 milioni di euro e un Roe (rapporto tra utile netto e patrimonio netto) di circa 9% entro il 2017. «Il piano di ristrutturazione - commenta il presidente Alessandro Profumo - conserva intatte la nostra visione e le priorità strategiche della banca ma consente di accelerare il rilancio attraverso il rafforzamento patrimoniale e il piano di rimborso anticipato dei nuovi strumenti finanziari, nel pieno interesse di tutti i nostri stakeholder». «Non partiamo da zero - gli fa eco l’amministratore delegato Fabrizio Viola -: dopo 17 mesi di lavoro intenso siamo in una fase in cui abbiamo visto grandi cambiamenti nella banca. Cambiamenti che hanno creato una nuova condizione per il futuro della banca». «C’è ottimismo, e siamo fiduciosi che raggiungeremo gli obiettivi del piano - insiste il direttore finanziario Bernardo Mingrone -: fiducia confortata dai risultati già raggiunti». Ora si attende l’approvazione del piano da parte della Commissione Europea che dovrebbe arrivare entro la data della relazione trimestrale fissata per il 14 novembre. Il titolo fa boom in Borsa: +6,26%

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