Economia

Lo Stato pronto a risalire su Alitalia

Vertice Letta non molla la compagnia: il governo ridiventa socio se i privati mettono i soldi Il premier chiede un aumento della ricapitalizzazione per comprare quote. C’è l’intesa con Parigi

In cassa i soldi sono pochissimi e gli aerei rischiano di non decollare più già da stamattina. Così ieri Letta ha riunito al tavolo di Palazzo Chigi i soci di riferimento, le banche e i ministri con competenze sul dossier tra i quali quello dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e quello dei Trasporti, Maurizio Lupi. Ai presenti Letta ha spiegato che il governo è pronto a fare la sua parte per salvare l’azienda, anche in accordo con il socio di maggioranza, Air France. A un patto però, che ognuno sia pronto a fare la sua parte. Tradotto: se si devono mettere soldi, nessuno si può chiamare fuori dall’impegno. O meglio: le mani nel portafoglio le mettono tutti, privati e pubblico. Questo il messaggio. A cui è stato aggiunto anche il piano di azione. Il premier avrebbe chiesto ai «capitani coraggiosi» di aumentare la cifra della ricapitalizzazione che l’assemblea di Alitalia dovrebbe approvare il prossimo 14 ottobre. I privati, Air France e italiani radunati attorno a Colaninno, attualmente dovrebbero mettere sul tavolo 100 milioni di euro ai quali aggiungere i 55 milioni del prestito obbligazionario convertibile che sono rimasti non sottoscritti dagli azionisti. Il governo avrebbe chiesto almeno il raddoppio della cifra, dunque, a spanne, l’intera ricapitalizzazione dovrebbe aggirarsi sui 300 milioni di euro. La metà della quale a disposizione dello Stato a cui gli azionisti lascerebbero una quota non sottoscritta a disposizione . Per ora non è ancora chiaro con quale veicolo il governo italiano entrerebbe. L’ipotesi di un arrivo in forze delle Ferrovie guidate dall’ad Mauro Moretti è stato smentito dal ministro Lupi all’uscita dal vertice. Ferma comunque l’intenzione di entrare nuovamente nella compagnia gli strumenti per farlo sono molteplici: lo stesso Tesoro direttamente, le società per gli investimenti pubbliche come la Simest e Sace, e in ultima analisi se la patrimonializzazione riportasse il bilancio in pareggio anche l’arrivo della Cassa Depositi e Prestiti che non può entrare in aziende in perdita, ma in quelle strategiche e in attivo sì. Le modalità del ritorno saranno da discutere e negoziare ma il premier avrebbe ricevuto un assenso di massima dai soggetti interessati. Tutti d’accordo dunque, anche Air France, che è pronta a partecipare con un impegno serio nella nuova operazione di salvataggio e, si spera, di rilancio della compagnia. L’asse tra Parigi e Roma sul tema Alitalia sarebbe stato rinvigorito proprio negli ultimi tempi grazie al rapporto di fiducia che Letta ha con il presidente francese Francoise Hollande. Frequenti sono stati in questi giorni i contatti tra i due leader per concordare una soluzione. E secondo quanto affermato, Parigi sarebbe ancor più motivata oggi a partecipare se lo Stato italiano investirà direttamente le sue risorse. Nessuna contestazione al ritorno del governo in Alitalia sarebbe poi posta dall’Unione Europea. La partecipazione statale nel capitale di aziende non può superare il 25% e a operazione chiusa la quota di spettanza del Tesoro resterebbe sotto l’asticella. Questo il quadro emerso. Nei prossimi giorni il dossier potrebbe subire una accelerazione su questa strada. Per ora nell’azienda si respira più ottimismo per la soluzione. Nel futuro poi se il salvataggio consentisse un effettivo rilancio della compagnia non è esclusa l’apertura della compagine societaria a nuovi operatori commerciali. Tra questi quelli che hanno fatto già capolino sono la russa Aeroflot, la Ethiad degli Emirati, e la compagnia cinese Air China. Prima però occorre salvare Alitalia. E il governo Letta c’è vicino.

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