Economia

Scompare Marcegaglia re dell’acciaio

Se ne è andato in punta di piedi Steno Marcegaglia, coerente sino alla fine alla sua storia personale e imprenditoriale, simile in tanti punti alle vite di quei capitani d'industria che fecero grande...

Se ne è andato in punta di piedi Steno Marcegaglia, coerente sino alla fine alla sua storia personale e imprenditoriale, simile in tanti punti alle vite di quei capitani d'industria che fecero grande l'Italia del miracolo economico, risollevandola dalla miseria e dalle macerie delle guerra. Il «Cavalier» Steno si è spento all'ospedale Niguarda di Milano a seguito dei postumi riportati venerdì scorso per una caduta all'uscita della sua azienda. Un gruppo che ha nel dna la produzione di acciaio, ma che spazia anche nei settori dell'ingegneria, dell'energia, del turismo e nell'immobiliare. Una società venuta su sempre autofinanziandosi, e sempre controllata interamente dalla famiglia, con il cuore nel mantovano, a Gazoldo degli Ippoliti, e stabilimenti sparsi per l'Italia e all'estero. Figlio di emigranti, come era una volta il Veneto e la bassa Lombardia, Steno mostra le sue capacità anche da studente, riuscendo a superare una selezione tra i migliori studenti d'Italia che gli vale l'ingresso al collegio Tre Gennaio di Torino. La sua avventura imprenditoriale comincia da un piccolo laboratorio, con pochi operai stipati pochi metri quadrati, e si trasforma, nel corso dei decenni, in un gruppo da oltre 4,2 miliardi di fatturato, 50 insediamenti produttivi, più di 7mila dipendenti. Marcegaglia attraversa uno dei periodi più drammatici il 15 ottobre del 1982 quando viene rapito: riesce a fuggire dopo 51 giorni di prigionia trascorsi tra Napoli e l'Aspromonte ma viene immediatamente dopo ricatturato dai suoi sequestratori, fino alla successiva e definitiva liberazione da parte delle forze dell'ordine.

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