Economia

I salari crescono più dell’inflazione

A luglio incremento dell’1,5%. Il costo della vita è salito dell’1,2%

I salari salgono con un ritmo leggermente superiore all'inflazione. È quanto emerge dai dati Istat sui contratti collettivi. Nel mese di luglio l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell'1,5% nei confronti di luglio 2012. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2013, la retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2012. A luglio l'inflazione era stata pari all'1,2% su anno. Ma l’aumento dei salari non ha rimesso in moto i consumi. Anzi secondo le ultime rilevazioni, continua il calo anche in settori di grande necessità come gli alimentari. La paura della crisi ha accetuato la propensione al risparmio facendo crescere i depositi in banca. Con riferimento ai principali macrosettori, a luglio le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,0% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a luglio presentano gli incrementi endenziali maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (4,4%); agricoltura (3,2%); pubblici esercizi e alberghi (2,9%). Si registrano, invece, variazioni nulle in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Intanto, secondo i dati Istat, sono in attesa del rinnovo del contratto circa 6,8 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego). A luglio complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 52 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione). Alla fine del mese i contratti in vigore regolano il trattamento economico di circa 6,1 milioni di dipendenti che rappresentano il 45,8% del monte retributivo complessivo. Nel settore privato l'incidenza è pari al 62,7%, con quote differenziate per attività economica: la copertura è totale nel settore agricolo, mentre è del 66,7% nell'industria e del 57,2% nei servizi privati. Alla fine del mese di luglio, aggiunge l'Istat, tra i contratti monitorati dall'indagine ne risultano in vigore 22, come sintesi del recepimento di due accordi (lavanderie industriali e vetro, quest'ultimo rinnovato prima del termine della vigenza contrattuale) e della scadenza di due (ceramica e assicurazioni). L'indagine sulle retribuzioni contrattuali, spiega l'Istituto di statistica, permette di calcolare la quota dei contratti collettivi nazionali di lavoro che resterebbero in vigore nel semestre successivo nell'ipotesi di assenza di rinnovi. Per il totale dell'economia l'incidenza dei contratti collettivi in vigore rimarrebbe invariata rispetto a quella rilevata a luglio 2013 per agosto e settembre, scenderebbe lievemente nei mesi successivi attestandosi a fine dicembre al 44,4%, e subirebbe una forte contrazione a gennaio 2014 arrivando al 27,6%. Per il solo settore privato la quota, pari al 62,7% di luglio, si ridurrebbe alla fine del semestre al 37,8%.

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