Parte il nuovo redditometro. Il meccanismo di accertamento dovrebbe garantire al Fisco controlli più affidabili per scovare gli evasori ma introduce maggori garanzie per i contribuenti onesi. Il nuovo sistema analizzerà i dati del ministero delle Entrate e di altre 128 banche dati collegate per verificare se ci sono scostamenti significativi tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa manifestata. C’è un margine di tolleranza se il gap è entro il 20%. Oltre si accende la lampadina rossa del Fisco che invierà ai contribuenti a rischio un avviso a presentarsi all'Agenzia delle Entrate per giustificare le spese eccessive, dimostrando che si tratta di soldi risparmiati negli anni precedenti oppure di prestiti o donazioni da altri familiari. Ma non sarà ancora un accertamento formale, che scatterà solo in assenza di spiegazioni convincenti da parte del contribuente e dopo un contraddittorio più approfondito. Le verifiche saranno fatte solo per i redditi a partire dal 2009. Saranno prese in considerazione solo spese e dati certi (presenti in Anagrafe tributaria o nella dichiarazione dei redditi) e non si terrà conto delle spese medie Istat. Per gli accertamenti precedenti al 2009 valgono le vecchie regole. Il nuovo redditometro non applica coefficienti alle singole voci, ma alla spesa complessiva. Vediamo come funziona il nuovo meccanismo. Posizioni a rischio - Nel mirino finiranno quei contribuenti per i quali è emerso un significativo scostamento tra reddito dichiarato e spese sostenute rientranti tra le «spese certe» (presenti nell'Anagrafe tributaria o indicate dal contribuente stesso in dichiarazione dei redditi) e le «spese per elementi certi» (le spese per mantenere i beni presenti in Anagrafe, quali l'abitazione o i mezzi di trasporto). Come funziona - Nella fase istruttoria, si confronta la spesa complessiva ed effettiva del contribuente con il reddito dichiarato. Si prendono in considerazione: le spese certe sostenute direttamente dal contribuente o dal familiare fiscalmente a carico risultanti all'Anagrafe tributaria; le spese per elementi certi (per mantenere i beni presenti in Anagrafe); la quota relativa agli incrementi patrimoniali; la quota del risparmio formatasi nell'anno. Solo nel caso in cui il contribuente non fornisca le indicazioni su queste spese, l'ufficio prenderà in considerazione anche le spese correnti, quantificabili in base alla media Istat. Doppio contraddittorio - Il nuovo metodo raddoppia i momenti di confronto con il cittadino. Fin dal primo incontro con l'Amministrazione, infatti, il contribuente può fornire chiarimenti sugli elementi di spesa individuati e sul proprio reddito. Può provare, cioè, che le spese sostenute nell'anno sono state finanziate con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta oppure con redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile. Inoltre, può fornire elementi per la rettifica dei dati e per l'integrazione delle informazioni presenti nell'Anagrafe tributaria, dimostrare che le spese certe attribuite hanno un diverso ammontare o che sono state sostenute da terzi. Se le sue indicazioni sono esaustive, l'attività di controllo si chiude. In caso contrario, il contribuente riceve un nuovo invito al contraddittorio, con la quantificazione del maggior reddito accertabile e delle maggiori imposte e la proposta di adesione ai contenuti dell'invito. Solo se Amministrazione e contribuente non riescono a trovare l'accordo, scatta l'avviso di accertamento. Le prove - Il contribuente può fornire le prove che le spese certe sono state finanziate; ad esempio, con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta. Nel caso di concreta disponibilità di un bene di cui l'Amministrazione possiede tutte le informazioni a cui sono riconducibili le spese di mantenimento, il contribuente, oltre a dimostrare l'eventuale inesattezza delle informazioni contenute nell'invito, potrà documentare l'inesattezza relativa alla ricostruzione della spesa. Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, lancia messagi tranquillizzanti. «I contribuenti onesti non hanno nulla da temere» aferma e ricorda che «l'anno scorso la Guardia di Finanza ha scovato oltre 8.600 evasori totali che hanno nascosto al fisco 34,5 miliardi di euro tra ricavi e compensi». Inoltre anche tra i soggetti che sono sottoposti agli studi di settore, ben l'80% dichiara quanto richiesto dal fisco.
Il redditometro passerà ai raggi X i redditi dal 2009
Più garanzie per i contribuenti Tolleranza del 20% per le spese
