Economia

Statali pronti alle barricate

Angeletti (Uil): conflitto inevitabile dopo il blocco dei contratti per il 2014

Il blocco dei contratti per i dipendenti pubblici, esteso anche al 2014, non è andato giù ai sindacati. Dopo tre anni di stop agli aumenti contrattuali le buste paga si sono in parte salvate solo perché l’inflazione, sia quella registrata dall’Istat sia quella effettiva, è rimasta a livelli bassi compressa dalla crisi. Ma la pazienza ora sembra finita. E ieri è arrivata la prima bordata di quello che si preannuncia un autunno «caldo» sul fronte del pubblico impiego. «Un conflitto sarà inevitabile», ha spiegato il leader della Uil, Luigi Angeletti, ieri ai microfoni di Radio Anch’io. «Sono anni che bloccano i contratti e gli statali sono l’unica categoria sottoposta a questo trattamento» ha detto il leader della Uil che ha aggiunto «noi siamo preoccupati perché i politici sono convinti che i dipendenti pubblici non servano e nessuno è capace di creare un sistema efficiente. Nessun politico ha idea di come efficientare la P.a. e l’unica cosa che si limitano a fare è bloccare i contratti». Una minaccia colta in diretta dal ministro della Pubblica amministrazione Gianpiero D’Alia che ha gettato acqua sul fuoco sulla possibilità di tensioni nel mondo del lavoro statale al rientro dalle ferie: «Mi auguro di no. Penso che il confronto con il sindacato sia necessario. Bisogna aprire un canale di dialogo per le priorità». Lo stesso ministro ha anche smentito l’esistenza di un piano del governo per facilitare esodo di 200mila statali. La notizia data da un quotidiano romano «non è vera» ha chiarito D'Alia, che ha parlato tuttavia di diverse ipotesi sul tavoli di lavoro del dipartimento della funzione pubblica da sviluppare insieme agli altri dicasteri. Sul tema della retribuzione la scarsezza di mezzi nel bilancio pubblico fa sì che manchino al governo i 7 miliardi necessari per evitare lo stop contrattuale. Ma D’Alia ha comunque lasciato una porta aperta al dialogo. Il ministro ha ribadito che il blocco degli aumenti anche per il 2014 è il risultato di «una scelta dolorosa» dei precedenti governi, e che l'esecutivo Letta «che è in carica da tre mesi, più di quello che ha fatto non poteva fare». Lo stesso ministro ha però sottolineato anche che l’opzione di una proroga al 2014, «può essere oggetto anche di una riflessione più approfondita». Un’apertura che non si spinge fino a far intravedere margini per un passo indietro, ma comunque individua spazi per mettere in campo segnali di attenzione verso i dipendenti pubblici: quello di lavoratori che subiscono «un impoverimento da anni - ha spiegato il ministro - è un problema che dobbiamo porci». La riflessione si farà alla ripresa, a settembre. Con l'obiettivo, anche dopo il confronto con il sindacato, di reperire risorse economiche e su questa economia di spesa incentivare il personale settore per settore della P.a». Da D’Alia è arrivata anche la promessa e la garanzia che se si dovesse andare oltre i «7/8mila» tagli di personale individuati nelle amministrazioni centrali si manterrà una gestione morbida degli esuberi, con mobilità tra amministrazioni e prepensionamenti con regole pre-riforma Fornero. Insomma «nessuno verrà mai licenziato» ha concluso to D’Alia. Così come il tema di una revisione dell’articolo 18 solo per la categoria degli statali «non è all'ordine del giorno». Tutto questo mentre si apre anche il fronte delle stime sui tagli nella Difesa, che vanno dai 7mila militari di fonte sindacale ai 20mila militari e 10mila civili sempre secondo le indiscrezioni.

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