Economia

Letta battezza la nascita del Fondo Sovrano italiano

Cassa Depositi protagonista delle privatizzazioni Garantirà l’arrivo dei grandi investitori in Italia

Il premier Enrico Letta battezza il «Fondo sovrano Italia». Non è un nuovo carrozzone statale che si trasformerà in un’idrovora per le casse dello Stato, al contrario la base del Fondo esiste già ed è la Cassa Depositi e Prestiti, una cassaforte nella quale sono custoditi i risparmi postali degli italiani, e che dal tradizionale ruolo di erogatore di mutui agli enti locali si sta trasformando in un polmone finanziario da utilizzare per rilanciare l’economia italiana. Ieri Letta ha ufficialmente lanciato la Cdp come attore protagonista delle prossime mosse di politica economica. Innanzitutto la Cassa sarà coinvolta nelle processo di privatizzazioni che è alle porte. Si tratta di una nuova tornata di cessioni di beni dello Stato e di enti locali per abbattere il debito pubblico che continua a crescere e ad assorbire ricchezze per pagare gli interessi. Per la Cdp che ha già in portafoglio un serie di pacchetti pesanti di società pubbliche: il 30% di Terna, il 30% di Snam e il 30% insieme al Mef di Eni si apre dunque una stagione nuova. Ma la Cassa giocherà un ruolo da protagonista anche nelle valorizzazioni immobiliari. Nello stato patrimoniale dello Stato e degli enti locali sono iscritte poste consistenti per immobili spesso mal utilizzati e generatori di inefficienze che si traducono in costi a carico del cittadino. La Cdp sarà chiamata attraverso apposite società di gestione al recupero, alla valorizzazione e alla successiva vendita anche grazie alle conoscenze acquisite con Fintecna, storica società di gestione immobiliare dell’Iri. Sarà un lavoro che dovrà scontrarsi con i veti dei proprietari e con le condizioni del mercato immobiliare che ancora non sembrano volgere al bello. Insomma sarà difficile centrare l’obiettivo che aveva fissato l’ex ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, di incassi dalle cessioni immobiliari per circa 15 miliardi annui. Una cifra considerata «eccessiva» anche dal successore Saccomanni per il quale la Cdp in particolare «è chiamata a svolgere in questo processo di riattivazione del credito in Europa. Non è solo un problema italiano». Dunque il secondo compito della Cassa sarà quello di utilizzare come in parte già oggi fa le risorse finanziare di cui dispone per offrire garanzie alle imprese più dinamiche in cerca di capitali. Non solo. Il Governo ha altre più ampie prospettive per l’organismo di Via Goito. Letta ha detto che «l'impegno qui oggi (ieri ndr) è sostenere l'implementazione, la più ampia possibile, del piano industriale di Cassa depositi e prestiti, nel perimetro largo che è stato presentato qui. E questo passerà anche attraverso interventi normativi sui quali abbiamo intenzione di lavorare». Parole che si connettono al piano che Letta ha intenzione di presentare al Paese e ai mercati, per privatizzazioni e attrazione di investimenti. «È evidente che la Cassa per una serie di motivi sarà parte di questo lavoro». Il premier non ha voluto aggiungere ulteriori dettagli ma è chiaro che l’arrivo dei fondi sovrani in forze nel sistema economico italiano, i cinesi e il Qatar sono già in movimento, va gestito organicamente per evitare una sorta di occupazione economica, da parte di attori di rango statale, senza controllo. La Cassa come nelle intenzioni del progetto iniziale, che ha ha la paternità di Giulio Tremonti, può rappresentare l’interlocutore privilegiato degli investitori che arriveranno nel Paese. Un fondo sovrano italiano, insomma, che invece di investire all’estero accompagni gli omologhi in Italia con forme di compartecipazione e gestione dei progetti sul territorio. Una missione alta che non deve far considerare la Cdp un nuovo pozzo senza fondo dal quale pompare denaro dello Stato. Cassa depositi e prestiti, ha spiegato il presidente Bassanini, non fa «finanziamenti a fondo perduto, non possiamo farli, quando ci tirano per la giacchetta pensando che possiamo fare tutto come Babbo Natale dobbiamo dire di no, per rispetto ai risparmiatori e anche alle regole europee». Quindi «se governo e Parlamento vogliono che facciamo ulteriori cose, allora dovranno ragionare sulla rimozione di alcuni limiti che i nostri cugini non hanno» ha aggiunto. Intanto il piano industriale della Cassa ha ricordato l’ad Giovanni Gorno Tempini «prevede di mobilitare nel triennio 2013-2015 da 74 a 80 miliardi euro, di cui 6 di capitale di rischio». No comment invece sulle partecipazioni strategiche. Letta interpellato sulla vendita di quote Eni ha precisato: «Quando presenteremo i piani quelli saranno. Tutte le anticipazioni e le indiscrezioni sono prive di qualunque fondamento. La stabilità e la serietà sono le regole che ci siamo dati, prima non diremo una parola di più». No comment anche su Telecom.

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