Economia

Ricavi a +13% nei primi 6 mesi del 2013

Vendite a 698,6 milioni (+13%), utile netto in calo a a 57,6 milioni (-26.1%), debito finanziario netto in salita a 944 milioni. Questi i risultati delle semestrale di Campari. Il margine lordo è...

Vendite a 698,6 milioni (+13%), utile netto in calo a a 57,6 milioni (-26.1%), debito finanziario netto in salita a 944 milioni. Questi i risultati delle semestrale di Campari. Il margine lordo è stato 373,4 milioni, in crescita del +2,8% (-6,8% variazione organica) e pari al 53,4% delle vendite. Le spese per pubblicità e promozioni sono state 115,4 milioni, in crescita del +11,7%, pari al 16,5% delle vendite (16,7% delle vendite nel primo semestre 2012). Il margine di contribuzione, ovvero il margine lordo dopo le spese per pubblicità e promozioni, è stato 258,0 milioni, in calo del -0,7% (-11,5% variazione organica) e pari al 36,9% delle vendite. L'Ebitda è stato 140,7 milioni, in contrazione del -11,7% e pari al 20,1% delle vendite. L'Ebit è stato 120,5 milioni, in calo del -16,2% e pari al 17,3% delle vendite. «Nel primo semestre del 2013 i risultati sono stati in linea con le attese, grazie al ritorno alla crescita organica nel secondo trimestre, sostenuta dal conseguimento di buoni risultati in Nord America, Russia e Argentina, e da stabilizzazione e miglioramento in altri mercati sviluppati (in particolare Italia e Germania) - ha spiegato Bob Kunze-Concewitz, Chief Executive Officer di Campari - tali risultati positivi sono stati conseguiti grazie alla capacità di recupero del business degli aperitivi, sebbene questi siano stati penalizzati dalle pessime condizioni climatiche. Le franchise SKYY e Wild Turkey hanno continuato a registrare un buon andamento. Cinzano è cresciuto trainato dalla Russia e il neo-acquisito portafoglio di rum Appleton ha mantenuto il suo sviluppo positivo nei mercati chiave del Nord America e della Nuova Zelanda. Dopo l'impatto negativo del destocking avvenuto nel primo trimestre del 2013 in Italia, la performance del primo semestre è stata influenzata anche da una particolare concentrazione di oneri non ricorrenti legati ai progetti di riorganizzazione.

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