Sarà un’estate lunga e forse amara per i dipendenti della Fiat dello stabilimento di Cassino. Da ieri infatti il sito di Piedimonte San Germano in provincia di Frosinone ha chiuso le porte ai suoi operai. Solo per le ferie certo. Ma a queste si aggiungerà anche una settimana di cassa integrazione dal 26 al 3 settembre. La principale fabbrica della Ciociaria e del Lazio, che dà lavoro a 3.900 operai e ad altri seimila nell’indotto, riaprirà il 4 settembre. Una chiusura lunga dunque figlia di due cause. La prima è che le auto in Italia e in Europa non sono ancora in cima alla lista degli acquisti dei consumatori. La crisi del debito sovrano e l’austerity ha tagliato risorse importanti alle famiglie che non hanno ancora pianificato la sostituzione dei veicoli. Il secondo fattore che motiva la chiusura prolungata, fanno filtrare dal Lingotto, è dovuta all’incertezza che regna sovrana in casa Fiat sugli effetti che la guerra di carte bollate con la Fiom sta producendo. E che condiziona le scelte di investimento dell’ad Sergio Marchionne. Un combinato disposto che lascerà a casa gli opera per 28 giorni. Una lunga pausa di cui nessuno sembra però gioire. La Cgil con il segretario di Frosinone, Guido Tomassi, ha lanciato un appello accorato al governo: «La situazione è drammatica. Il governo deve subito chiamare la Fiat affinché l'azienda torinese presenti un piano industriale per il rilancio dello stabilimento di Cassino. In questo senso chiedo al Comitato provinciale per lo sviluppo di farsi carico, come avvenuto per la crisi dell’area Anagni-Frosinone, anche della situazione della fabbrica di Piedimonte San Germano». Sul punto è intervenuta anche la Fiom di Frosinone con il segretario provinciale Donato Gatti, che ha chiesto l'intervento di Governo e Regione: devono intervenire e spingere Marchionne a chiarire le prospettive e il destino dello stabilimento di Cassino. Anche tra le Rsa restano forti timori. Nei giorni scorsi, in un incontro con i dirigenti dello stabilimento, le rappresentanze sindacali avevano avuto rassicurazioni sul futuro della fabbrica, ma poi le parole dell'ad Marchionne che ha detto: «in Italia ci sono condizioni industriali impossibili. Abbiamo le alternative necessarie per realizzare le Alfa ovunque nel mondo» hanno fatto correre un brivido agli occupati Fiat del basso Lazio.
Fiat chiude Cassino. Per 5 settimane
La pausa «lunga» giustificata con la crisi. Incertezza sul caso Fiom
