Economia

Allarme dell’Ance: imprese edili ormai allo stremo

Dal 2008 persi 690mila posti di lavoro. Il presidente Buzzetti sprona il governo «Abbiamo bisogno di una terapia schock, un Piano Marshall per la ripresa economica» Squinzi: qualcosa si muove, ma serve un new deal, bisogna ripartire dalle costruzioni

Le imprese della filiera delle costruzioni sono allo stremo. Dall’inizio della crisi, nel 2008, il settore ha perso 690mila posti di lavoro. Una vera e propria emorragia tanto più grave se si considera che 50.000-80.000 persone, oggi in cassa integrazione guadagni, potrebbero non essere reintegrate. Intanto, sono 11.200 le imprese edili fallite, il 28-30% delle aziende non sono in condizioni di reggere un altro anno per mancanza di liquidità. È un vero e proprio bollettino di guerra quello che il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, presenta all’assemblea dell’associazione dei costruttori edili. Numeri impietosi, frutto, denuncia Buzzetti, di una politica di austerità a tutti i costi. Buzzetti sottolinea come sia fermo il mercato della casa, dove l’acquisto di nuove abitazioni da parte delle famiglie ha subito un crollo di 74 miliardi rispetto a 6 anni e l’Imu ha contribuito in modo determinante a questa caduta. Dimezzati i lavori pubblici: negli anni della crisi, anzichè usare il settore in maniera anticiclica, i fondi sono diminuiti di 20 miliardi l’anno. «Convinti di fare bene - evidenzia - i nostri Governi hanno seguito la linea più rigorosa di tutti i Paesi avanzati: il più attento rispetto dell’austerità. Tutto il contrario di uqello che nel frattempo avveniva non soltanto Oltreoceano ma anche nelle grandi potenze europee». «Noi siamo gli unici - incalza Buzzetti - ad aver attuato una politica di rigore assoluto senza alcun sostegno al mercato interno». «Il nuovo Governo ha cominciato bene - dice poi Buzzetti - Il decreto sull’ecobonus e la prima tranche di pagamenti della Pa vanno nella direzione giusta. Ma non basta. È necessaria una terapia shock per salvarci dalla deindustrializzazione». Il presidente dei costruttori chiede un «Piano Marsall per la ripresa». Tra le priorità, indica Buzzetti, il pagamento dei debiti alle imprese: «I primi pagamenti stanno arrivando ma è necessaria la garanzia che le imprese vengano pagate anche nel 2014. Mancano all’appello 12 miliardi per il settore». Nel corso del proprio intervento al’assemblea Ance il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sottolinea che, sul fronte della crisi, qualcosa si sta muovendo ma la stagione nera dell’economia non è chiusa. «A un anno di distanza, i nostri auspici per un’inversione di rotta che mettesse fine alla recessione, faticano a realizzarsi - sottolinea il leader degli industriali - Qualcosa si muove ma siamo lontani dal considerare chiusa la stagione nera dell’economia. A fine anno, la caduta dovrebbe rallentare tanto che nel 2014 dovremmo vedere il pil con un segno positivo». Si tratta comunque, rileva Squinzi, di «un segno modesto soprattutto se non faremo gli interventi necessari» e «questo è un dato che non ci vede soddisfatti». «Il nostro obiettivo - aggiunge Squinzi - è una crescita stabile del 2%. Obiettivo ambizioso ma necessario per la ripresa». Sui pagamenti della Pa - dice ancora il leader di Confidustria - «stiamo monitorando la situazione, siamo agli inizi, dobbiamo vedere. Lasciateci tirare un bilancio tra qualche settimana». Nel proprio intervento, Squinzi ringrazia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Il nostro sistema è stato compatto. Un primo intervento è stato compiuto. Grazie al presidente Napolitano che non finirò mai di ringraziare». La rotta indicata da Squinzi è chiara: ripartire dalle costruzioni per rilanciare la crescita. Il presidente di Confidustria parla di un vero e proprio «new deal» e indica l’esempio degli Usa dove «la ripresa è trainata dalla ripartenza del mondo delle costruzioni residenziali, commerciali e residenziali». «Per l’Italia - dice Squinzi - è fondamentale lanciare un new deal attraverso gli investimenti in infrastrutture, in opere pubbliche, attraverso la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, con un’attenzione all’efficienza energetica e con un occhio al dissesto idrogeologico. Noi abbiamo avanti un campo infinito di possibilità per far ripartire l’economia nel nostro Paese». «Dalla grande crisi che stiamo attraversando - ha aggiunto - credo che si possa uscire soltanto riprendendo il modello con cui gli Usa uscirono dalla crisi del ’29». Insomma, anche a fronte di qualche «primo timido segnale positivo», emerso con i dati congiunturali della produzione delle costruzioni, rilevati dall’Istat (ad aprile un aumento dell’indice destagionalizzato del 5,5% rispetto a marzo 2013), «occorre cambiare rotta», incalza Squinzi. «Il rilancio della domanda interna - sottolinea Squinzi - è la condizione necessaria per promuovere una crescita economica stabile e duratura e rilanciare la domanda interna vuol dire sopratuttto puntare sulle costruzioni».

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