Economia

L’allarme dell’Abi: banche ridotte all’osso

Il presidente Patuelli apre l’assemblea annuale dell’associazione: occorrono sforzi decisi No alla patrimoniale, si parta con le privatizzazioni. Il governatore Visco: contrazione del Pil arriverà al 2%. Il ministro Saccomanni: la ripresa prendrà vigore nel 2014

«L’Italia si sta impoverendo: occorrono sforzi decisi e convergenti per la ripresa dello sviluppo». Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli ha aperto l’assemblea annuale dell’associazione. «Con forte senso di responsabilità, ci rendiamo conto che non è maturo il momento della complessiva riduzione delle imposte sulle banche, anche se segnaliamo con forza che il comparto bancario e finanziario in genere è oberato da imposte deliberate soprattutto negli anni precedenti alla crisi e che sono oggi del tutto sproporzionate, anche confrontate agli altri principali Paesi europei, e rappresentano, con il forte costo del rischio di credito di questi anni, il principale freno per aumentare i prestiti - sottolinea Patuelli - non bisogna rassegnarsi all’inevitabilità della crescita del debito pubblico: in una fase di bassi tassi occorre invertire la tendenza e iniziare a ridurre il debito pubblico senza patrimoniali o misure da economia di guerra, ma con accurate privatizzazioni delle proprietà mobiliari e immobiliari dello Stato e degli enti locali che troppo spesso sono anche holding societarie ed immobiliari». Le banche in Italia, secondo il numero uno di palazzo Altieri «hanno ridotto all’osso i propri margini: la forbice tra raccolta del risparmio e impieghi, sempre medi, è passati dai 300 punti base di prima della crisi, ai circa 170 attuali, il margine più basso di tutta l’operatività commerciale di ogni genere in Italia. È comunque urgente che siano pagati subito tutti i debiti della Pa, così come è necessario sollecitare la possibilità di utilizzare i prestiti nei confronti delle imprese collocate nelle operazioni di finanziamento con la Bce - continua Patuelli - occorre migliorare la conoscenza e l'utilizzo degli strumenti europei per le piccole e medie imprese, proseguire nella collaborazione con la Bei e con la Cassa depositi e prestiti, realizzare finalmente la delega fiscale che era quasi stata approvata nella precedente legislatura». Una fotografia, quella della sofferenza degli istituti di credito confermata anche dal governatore Bankitalia, Ignazio Visco. - «Il sistema bancario italiano è stato messo a dura prova dalla crisi finanziaria, da una doppia recessione, dalle tensioni sul debito sovrano. La capacità degli intermediari di generare reddito si è assottigliata, in assenza di adeguate risposte sarebbe ulteriormente ridotta dal protrarsi della crisi, dal manifestarsi di nuovi shock avversi. Le tensioni nel mercato del credito  - continua il numero uno di via Nazionale - I prestiti bancari  non possono rappresentare, come oggi avviene per la maggior parte delle imprese, l'unico canale di finanza esterna. Per il finanziamento degli investimenti, nuove risorse devono affiancarsi ali impieghi bancari». Difficili le previsioni di fine anno di Bankitalia, secondo le quali  la contrazione del pil nel 2013 sarà vicina al 2%. «Nel primo semestre del 2013 il pil dell'Italia è ancora diminuito - conferma Visco - in larga misura per effetto della caduta della domanda interna; sono scese anche le esportazioni. Nelle nostre previsioni, che saranno pubblicate nel Bollettino economico tra una settimana, la contrazione del prodotto nell'anno in corso sarebbe vicina-ai due punti percentuali».L'attività economica del Paese tornerà a crescere, a fine anno, a «ritmi moderati», con una crescita complessiva superiore al mezzo punto percentuale nel 2014. «Nel breve termine - spiega ancora Visco - la domanda interna dovrà trovare sostegno nella tempestiva esecuzione del pagamento dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche». A chiudere gli interventi dell'assemblea annuale dell'Abi il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.