Ancora una volta i poteri d’Italia si sfidano attorno alla Rizzoli-Corriere della Sera. È stato così nell’ultimo scorcio del secondo millennio, ma anche nel terzo il leit-motiv è sempre lo stesso: per la supremazia nel gruppo editoriale si scatenano gli appetiti di imprenditori e banche. Ieri l’ultimo capitolo della saga ha avuto come protagonista il patron della Tod’s, Diego Della Valle che ha preso carta e penna e sul tema del controllo del gruppo di via Solferino ha chiamato in causa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «È in pericolo la libertà di opinione di un pezzo importante della stampa italiana e vedendo che sulla questione Rizzoli è già stato coinvolto da altri, anche io, e credo molti italiani, abbiamo bisogno di conoscere il Suo pensiero». L’imprenditore marchigiano scavalcato dalla rapidità con la quale il gruppo Fiat abbia deciso di investire una gran quantità di denaro nel recente aumento di capitale del gruppo editoriale per diventare il primo azionista ha spiegato di essere pronto anche a bloccare tutto in attesa di una ridiscussione del dossier. «La situazione per me auspicabile, non essendoci editori puri disponibili, sarebbe quella di trovare un gruppo di investitori privati, liberi, italiani che abbiano come unico obiettivo quello di far tornare la società competitiva. A questo punto sarebbe necessario che noi tutti, il gruppo che io rappresento, la Fiat, Intesa e Mediobanca, invece di rafforzare le nostre posizioni, facciamo un passo indietro e lasciamo completamente l'azionariato del Gruppo liberandolo così da tutte le vecchie polemiche e da tutte le dietrologie di ogni tipo» ha spiegato nella missiva Della Valle. Che attorno alla vicenda vede anche un segnale di modernizzazione o di regressione del Paese. «L’esito di questa questione non riguarda soltanto il gruppo Rcs ma sarà interpretato da molti italiani come un segnale forte per capire se veramente si vuole che il Paese cambi, si modernizzi e migliori, o se invece lo si vuole lasciare a chi ha contribuito fortemente a portarlo nelle precarie condizioni in cui si trova». «Ora - ha aggiunto - è il momento di dimostrare che chi guida il Paese non ha più sudditanze verso nessuno e che si concentrerà invece nel sostenere sempre di più chi è orgoglioso di essere italiano e vive ora momenti molto difficili e spesso drammatici». Una stoccata da parte di Della Valle è arrivata anche alla classe politica considerata inerte nella vicenda del riassetto azionario della Rcs. «Vedere in questa occasione il totale silenzio della politica vecchia e nuova è un fatto inspiegabile e molto preoccupante per la democrazia e mi ha convinto, ancora di più, a rivolgermi a lei e all’autorevolezza che la sua persona e il suo ruolo rappresentano» ha spiegato Della Valle. «In atto non c'è, per quanto mi riguarda, nessuna disputa o competizione personale con alcuno; è mia ferma convinzione che in un Paese democratico la stampa debba essere indipendente e libera di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o pressioni, e nel caso specifico del gruppo Rizzoli, bisogna evitare che chiunque tenti di prenderne il controllo per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione». In occasione dell’aumento di capitale di Rcs la partecipazione di Fiat è salita al 20,135% dal 10,497%.
Rcs, Della Valle chiede l’intervento di Napolitano
Lettera del patron di Tod’s al Colle «È in pericolo la libertà di stampa»
