Economia

Squinzi: "Nessuno si metta di traverso al governo"

Presentati i dati del Centro Studi di Confindustria. Stime riviste al ribasso, nel 2013 Pil a -1,9%. Ciononostante il leaderconferma la fiducia in Letta: "L'esecutivo va lasciato lavorare serenamente, è l'unico possibile"

Per portare l'Italia fuori dalla crisi serve la responsabilità di tutti e tutti devono aiutare il governo a lavorare con serenità. "Nessuno dovrà mettersi di traverso" all'esecutivo. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, alla presentazione del rapporto del Centro Studi sulla situazione economica. "Non possiamo perdere l'opportunità che questa legislatura, purtroppo avviata con ritardo ci offre. Non possiamo perdere l'occasione per far lavorare alacremente e serenamente questo Governo. Un Governo che ha davanti un percorso sicuramente difficile ma rispetto al quale nessuno dovrà mettersi di traverso". Per il leader degli industriali "il senso di responsabilità è una leva per la crescita". Secondo il rapporto del Csc l’economia italiana ha toccato il fondo ma l’avvio della risalita che si intravede resta lenta e difficile, senza «solide fondamenta per prevederla»: ci sono, infatti «qua e là segni di fine caduta e più aleatorie indicazioni di svolta», ma non ancora «germogli di ripresa». È uno scenario pesante quello prospettato dai dati, che ritoccano «nettamente al ribasso» i dati sulla crescita del Pil stimati appena lo scorso dicembre: -1,9% nel 2013, dal -1,1% e 0,5% rispetto al precedente 0,6%. E se è vero che «il maggior trascinamento negativo» è una eredità del 2012 che ha trasmesso sul 2013 una variazione complessiva del Pil pari al -1% e che dunque «oltre l’80% della caduta prevista per l’intero anno è già stata registrata», è anche vero che «la ripresa sarà però lenta». Giocano ancora contro il perdurare del credit crunch, la perdita di competività di costo, gli ampi spazi vuoti di capacità che si sono accumulati in molti settori industriali e le gravi difficoltà delle costruzioni. A favore di una crescita invece, dicono ancora gli imprenditori, potranno giocare le azione del Governo che seppure «rese selettive dalla scarsità dei fondi», restano «comunque rilevanti per l’impegno e la tensione verso il traguardo di far ripartire il paese». Azioni però, che necessitano, di un quadro di «stabilità politica». Resta pesante il quadro dell’occupazione, che scenderà fino alla fine del 2014: la situazione sul fronte lavoro «risente della durata e intensità della recessione in atto» con una «accelerazione dell’emorraggia di posti» dal novembre scorso: dall’ultimo trimestre 2007 al primo 2013, infatti, le persone che hanno perso l'impiego ammontanto a 700 mila, di cui quasi la metà nell'ultimo anno; una cifra, stimano ancora gli economisti di viale dell'Astronomia, che salirà a 817 mila per la fine del 2014. Le unità di lavoro, dunque, che includono il ricorso alla Cig e le altre forme di riduzione dell’orario di lavoro, che sfiorava 1,7 milioni nel primo trimestre 2013, supererà 1,8 milioni nel secondo trimestre del 2014, quando però, registra ancora il Csc, «l'assorbimento di lavoro inizierà nuovamente ad aumentare». Il raggiungimento dell’obiettivo di contenere il rapporto deficit-pil al 3% nel 2013 è alla portata per Confindustria. Nel 2014 serve «un attento e rigoroso monitoraggio della spesa e delle dinamiche delle entrate», dato l’andamento peggiore delle previsioni governative. Nel 2014, inoltre, si raggiungerà il «picco storico» per la pressione fiscale effettiva che toccherà il 53,4%. Il livello della tassazione nel 2013 sarà pari al 44,6% del Pil nel 2013 e rimarrà «insostenibilmente elevato» anche nell’anno seguente. Anche per questo c’è stato un nuovo passo indietro per i consumi delle famiglie italiane nel 2013 e 2014. I dati del Centro Studi di Confindustria, infatti, registrano un arretramento del 3% nel 2013 e dello 0,3% nel 2014. In 4 anni,dice il Csc, le famiglie italiane hanno tagliato i consumi per un ammontare pari ad un mese e mezzo di spesa, pari a circa 2480 euro.

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