Nella gestione del dossier della costruzione del caccia F-35 non si può non tener conto delle ricadute in Italia di un progetto così importante di cooperazione industriale. A seguire con attenzione il caso è sicuramente la Finmeccanica, la holding italiana specializzata nella tecnologia per la difesa, direttamente investita dalla costruzione del velivolo. La Alenia Aermacchi, controllata del gruppo di Piazza Montegrappa, ha già in portafoglio l’assemblaggio del velivolo. Per questo ha già messo in cantiere e attivato gli investimenti nella base di Cameri (Novara) per lo stabilimento. Si tratta di lavoro, salari e occupazione. In un momento come questo un toccasana. Non mancano però alcune criticità. Nel progetto costruttivo gli italiani sono coinvolti solo per le attività meccaniche. Nella fase progettuale hanno chiesto di intervenire anche sulla parte a più elevato contenuto tecnologico, nella cosiddetta avionica, e cioè sulla strumentazione di bordo come i radar e la parti che guidano e controllano gli armamenti. La Loocked ha pero sempre opposto il suo rifiuto. E il «niet» Usa non è un dettaglio di poco conto. Chi sviluppa tecnologia mette al lavoro gli ingegneri e i tecnici specializzati, produce idee e brevetta prodotti che possono essere riapplicati al settore civile, guadagnando due volte. Insomma fa più business, guadagna spazi competitivi nel mondo, e si posiziona su nicchie di mercato più redditizie. Così non sarà con l’F35. Gli americani non amano intrusioni nella loro tecnologia militare. C’è però un risvolto che dalla vicenda F35 può portare maggior lucro alla società italiana. L’ad di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo, lo ha evidenziato al salone aereo di Parigi. Ed è il riavvio, sempre con il consenso dei governi, della tranche sospesa del caccia europeo, Eurofighter. Un programma al quale partecipano oltre all’Italia, anche Spagna, Germania e Inghilterra. Un prodotto eccellente e apprezzato dai compratori e nel quale Finmeccanica partecipa non solo dal punto di vista costruttivo ma anche e sopratutto con l’alta tecnologia. Il riavvio in «parallelo», così lo ha definito Giordo, delle commesse dell’Eurofighter sarebbe una vittoria per il «made in Italy». Nel progetto l’azienda è impegnata con una percentuale elevata, il 33%. Insomma con il caccia europeo Finmeccanica lavora di più e meglio, guadagnano maggiori profitti. Non mollare l’F35 è sacrosanto ma lo è anche, forse, pensare europeo.
L’asso nella manica di Finmeccanica resta l’Eurofighter
Nella gestione del dossier della costruzione del caccia F-35 non si può non tener conto delle ricadute in Italia di un progetto così importante di cooperazione industriale. A seguire con attenzione...