Economia

Giù le tasse se danneggiano la crescita

La ricetta di Draghi: abbassare il peso fiscale quando i posti di lavoro sono distrutti Bce lusinga la finanza: l’uscita dalla politica monetaria accomodante è lontana

Mario Draghi riscopre la curva di Laffer, quell’economista padre della rivoluzione reaganiana, che spiegò al presidente degli Usa un concetto molto semplice. Se le aliquote fiscali sono troppo elevate il gettito scende, i lavoratori sono meno motivati a produrre, l’elusione diventa la regola, il Pil cala così come i consumi e l’occupazione. Il secondo insegnamento di Laffer è che abbassando le aliquote in maniera importante il gettito sarebbe addirittura aumentato. Assunti economici non verificabili matematicamente ma che con una sana dose di buonsenso potrebbero in determinate condizioni dimostrarsi pura verità. Nell’Europa non dominata più dalla razionalità ma dal lessico rigorista le tesi di Laffer sono rimaste ben celata nei cassetti degli economisti e dei decisori della politica. Ieri Draghi pur non citandole espressamente ha provato a riportare l’arma dello choc fiscale tra le ipotesi di lavoro degli scienziati dell’economia europea che si lambiccano il cervello su come rilanciare la crescita di Eurolandia. Una ricetta basata su meno spese improduttive e meno tasse se queste danneggiano la crescita. «Il consolidamento di bilancio può essere fatto in modo più favorevole alla crescita attraverso un taglio delle spese improduttive, stabilendo credibili e dettagliati piani di bilancio a medio termine e abbassando il peso fiscale se sta danneggiando l’attività economica e la creazione di posti di lavoro in particolare» ha detto Draghi nel corso di un discorso tenuto a Berlino, al consiglio economico della Cdu, il partito della Merkel. Draghi ha fatto storcere il naso ai falchi rigoristi quando ha spiegato che l’attuale contesto dell’area euro «continua a giustificare una linea di politica monetaria accomodante». Da un lato «la stabilità dei prezzi è assicurata, dall’altro vediamo alcuni segnali di stabilizzazione del clima di fiducia, anche se l’incertezza permane». Così, proprio la linea espansiva della politica sui tassi, assieme ai miglioramenti dei mercati finanziari «sosterranno una ripresa più avanti nell’anno». Ai tedeschi è arrivata anche la rassicurazione. La Bce non agirà per comprimere gli spread artificialmente, ha chiarito Draghi, sottolineando che i differenziali «dovrebbero riflettere le sottostanti posizioni di bilancio». La politica monetaria da sola, se non accompagnata dalle riforme strutturali, non è sufficiente per assicurare una solida ripresa economica in Europa, ha ribadito ancora Draghi, secondo cui «la politica monetaria è solo una piccola parte dell’agenda complessiva necessaria per una crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro». «Le riforme strutturali possono danneggiare alcuni interessi, ma rafforzano chiaramente l’efficacia, la competitività e l’equità delle nostre economie». Il numero uno della Banca centrale europea ha marcato dunque le distanze dal presidente della Fed, Ben Bernanke, che la scorsa settimana ha annunciato una strategia di uscita di massima dalle facilitazioni monetarie per l’economia, con uno stop previsto agli acquisti massicci di asset nel 2014. Nell’Eurozona la ripresa è infatti più lontana rispetto agli Stati Uniti. «Vediamo alcuni segni di stabilizzazione nell’umore, anche se restano incertezze», ha spiegato Draghi, che ha aggiunto che «ci aspettiamo che stimolo monetario e miglioramenti nei mercati finanziari sosterranno una ripresa più tardi nel corso dell’anno». Per il presidente dell’Eurotower una exit strategy della Bce è distante. «La stabilità dei prezzi e la prospettiva economica generale - ha detto - garantiscono ancora una politica monetaria accomodante». Bce responsabilmente agisce e agirà comunque entro il suo mandato. I risultati sono evidenti: l’Eurozona sta meglio di un anno fa, è un luogo «più sicuro e robusto per gli investitori». Inoltre è stato evitato un credit crunch «anche di maggiori dimensioni», e il collasso dei settori bancari di alcuni paesi, nel momento in cui si scommetteva sul crollo della moneta unica. Draghi ha ribadito anche che la «Bce usa un’ampia gamma di strumenti, standard e non, ma tutti nell'ambito del suo statuto». La strada principale resta comunque quella delle riforme, che spettano ai governi. Ottimista anche la Merkel che nello stesso consesso ha detto: «La Germania sia anche motore di crescita in Europa e non solamente ancora di stabilità».

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