Economia

Crolla il potere d’acquisto, si recupererà nel 2036

Allarmante ricerca di Confcommercio e Cer: reddito in flessione dal 2008 a oggi 162 giorni di lavoro solo per pagare le tasse, l’aumento dell’Iva inasprirebbe gli effetti regressivi. Sangalli: Tocca alla politica, le imprese da sole non ce la fanno.

Un’analisi impietosa su imprese, famiglie, lavoro, quella emersa dalla ricerca "L’Italia che arrestra"; di Confcommercio e Centro Europa Ricerche. «La complessità del sistema di prelievo costituisce un fattore di penalizzazione: ogni impresa italiana dedica l'equivalente di 269 ore di lavoro l'anno ad adempimenti fiscali, il doppio della Francia, il 60% in più della Spagna, il 30% in più della Germania, 85 ore in più della media dei paesi Ue ed Efta. Le pmi italiane - sottolinea la ricerca - sostengono inoltre per adempimenti fiscali (amministrativi, rapporti con gli uffici, tenuta contabilità, versamenti) un onere annuo di 10 miliardi, quasi il 50% in più della media dei paesi Ue». La riforma del mercato del lavoro «già oggi si sta mostrando poco efficace dal momento che il tentativo di aumentare la quota di lavoro indeterminato si scontra con la realtà della recessione e con i bisogni fisiologici delle imprese». Lo studio evidenzia che il numero totale degli occupati in Italia si è ridotto di 950mila unità dal 2008 ad oggi. «L’aumento della disoccupazione, già collocata su valori di massimo storico, è comunque destinata ad aumentare per tutto il 2014», sottolinea la ricerca. Drammatica la situazione per le famiglie, crolla il potere d'acquisto e la dimensione raggiunta dalla caduta dei redditi «è tale che, se pure si riuscisse a tornare alle dinamiche di crescita pre-crisi, bisognerebbe comunque aspettare fino al 2036 per recuperare il potere d’acquisto perduto». Ogni famiglia italiana ha registrato una riduzione del proprio potere d'acquisto di oltre 3.400 euro a causa della crisi. «In termini reali - sottolinea ancora la ricerca - il reddito è in flessione ininterrotta dal 2008, con una contrazione cumulata dell'8,7% e una perdita complessiva di 86 miliardi di euro». La deflazione dei redditi, sempre secondo lo studio di Confcomemrcio e Cer, è forse il principale elemento della depressione italiana. Le famiglie non solo si troveranno nell’impossibilità di aumentare la propria spesa ma, cosa ancora più grave, si trovano nelle condizioni di dover rinunciare a una porzione non trascurabile degli acquisti effettuati negli anni passati. Ci stiamo cioè muovendo col passo del gambero, andando indietro invece che in avanti». Inoltre, «nel 2013 il numero di giorni di lavoro necessari per pagare tasse, imposte e contributi raggiungerà il suo massimo storico: 162 giorni (ne occorrevano 139 nel 1990 e 150 nel 2000); ne occorrono 130 nella media europea (-24% rispetto all'Italia). Un , l’aumento dell’Iva inasprimento - sottolinea lo studio - che aggredisce un monte redditi già declinante, contribuendo così sia a comprimere la domanda aggregata, sia a scoraggiare l’offerta di lavoro». In merito all'ipotesi di una diminuzione dell'Irpef e di una maggiorazione dell'Iva, infine, Confcommercio sottolinea che «penalizzerebbe le famiglie comprese nel primo 50% della distribuzione del reddito, con perdite comprese fra 200 e 50 euro per nucleo familiare. La sterilizzazione dell'aumento dell'Iva costituisce una priorità. L'aumento dell'Iva determinerebbe pronunciati effetti regressivi». Lapidario il giudizio del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo lungo intervento all'assemblea annuale dell'organizzazione: «Tocca al Parlamento, al Governo, alla politica. Tocca a voi perché le imprese, da sole, non ce la fanno più. Adesso tocca a voi perché le imprese, gli imprenditori e i lavoratori hanno fatto davvero tutto quello che dovevano e soprattutto potevano fare e anche di più».

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