Economia

Allarme Cisl: "123mila posti di lavoro a rischio"

Presentato il X Rapporto del sindacato su "Industria, contrattazione e mercato del lavoro": "Negli ultimi cinque anni ne abbiamo già persi 674 mila"

È il giorno in cui il premier Enrico Letta, in una lettera alla Stampa, spiega gli interventi che il governo intende mettere in campo per evitare la "fuga dei giovani dall'Italia". Ma è anche il giorno in cui la Cisl presenta il suo decimo rapporto su "Industria, contrattazione e mercato del lavoro". Un vero e proprio "bollettino di guerra" che sembra non dare alcuna speranza a chi decide di rimanere nel nostro Paese. Secondo il sindaco, infatti, negli ultimi cinque anni nell'industria sono già andati persi 674mila posti e altri 123mila sono a rischio nel 2013. Numero che potrebbe salire ad almeno 300mila se si considera la cassa integrazione ordinaria. Stando ai dati diffusi dalla Cisl, dal 2008 al 2012 in Italia ha perso il 2,4% dell'occupazione, il 6% del Pil, il 4,3% dei consumi delle famiglie, il 20% degli investimenti. Solo le esportazioni hanno mantenuto i volumi del 2008. Inoltre, l'industria, con meno 415.485 occupati, ha perso l'8,3% degli addetti mentre le costruzioni, con meno 259.293 occupati, il 13,2%. Nel frattempo annunciano esuberi o eccedenze anche aree considerate solidamente "protette" come Ministeri (7.576), Enel (4.000), Poste (oltre 3.000), Finmeccanica-Selex (2.529), settore bancario (20.000 posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2011, altri 20.000 a rischio fino al 2017). E il leader dell'organizzazione Raffaele Bonanni lancia un appello: "Oggi è il 2 giugno, una ricorrenza importante. Ma c'è poco da festeggiare. Rischiamo di diventare una Repubblica fondata sul non lavoro. Occorre uno choc fiscale, un provvedimento straordinario per dimezzare le tasse, far ripartire la nostra economia, sollevare i salari ed i consumi. Allo stesso tempo occorre incentivare fiscalmente la creazione di nuovi posti di lavoro. Sarà questa la richiesta forte che faremo al governo nel corso del nostro congresso e nella manifestazione unitaria che abbiamo programmato il 22 giugno a Roma. Possiamo uscire dalla crisi se ci sarà, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l'impegno di tutti e il massimo della coesione nazionale".

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