Un sostanziale via libera alla societarizzazione della rete: è quanto si attende oggi dal cda di Telecom Italia in programma nel primo pomeriggio a Roma. La data del 30 maggio per una decisione definitiva sullo scorporo di quello che è considerato un asset strategico era stata indicata una settimana fa al termine del consiglio di amministrazione della società, che aveva proseguito l’esame del percorso operativo di fattibilità del progetto. A tale scopo era stato attribuito un preciso mandato al management lo scorso 11 aprile. Con l’ok del cda al progetto di spin-off dovrebbero avere inizio le discussioni formali con la Cassa Depositi e Prestiti per l’ingresso nella società della rete. L'interesse di Cdp al progetto è stato ribadito anche di recente ma nessuna trattativa può partire senza una decisione formale del gruppo telefonico. E, a riprova dell’attenzione con cui il Governo segue quella che si annuncia come un’operazione di sistema, qualche giorno fa i vertici della Cassa sono stati ricevuti dal presidente del Consiglio Enrico Letta. Al centro dell’incontro proprio gli scenari possibili con la separazione della rete di telefonia. Per la prosecuzione dell’operazione restano le perplessità del socio industriale Telefonica, che nel consiglio di amministrazione ha solo due rappresentanti: il presidente Cesar Alierta e il vicepresidente Julio Linares, insieme a quelli di Renato Pagliaro, presidente di Mediobanca. Le loro rimostranze però non dovrebbero impedire al consiglio di cominciare un percorso che si preannuncia comunque ostico. Dopo il semaforo verde che dovrebbe arrivare oggi la prima fase sarà quella dell’apertura del confronto con l’Autorità di garanzia sulle comunicazioni per verificare l’assetto regolamentare della della nuova società che avrà dentro la rete. Le decisioni dell’Agcom che dovrà avviare le analisi di mercato e le consultazioni pubbliche per ridefinire la regolamentazione e i costi di accesso saranno il parametro sul quale valutare la bontà dell’operazione. Anche per questo il valore attribuito alle attività da scorporare varia tra i 13 e i 16 miliardi di euro e dipende dai prezzi di accesso o dalla remunerazione degli investimenti che l’Agcom dovrà definire. Solo superato questo step e dunque in caso di accordo sul quadro normativo, il progetto potrà trovare la sua realizzazione affrontando anche il il tema dell’ingresso della Cdp o di altri investitori. Gli analisti ci credono. La Socgen in una nota ha spiegato che «probabilmente Telecom Italia raggiungerà un accordo di principio per andare avanti con la separazione della rete e le discussioni con la Cdp e altri potranno partire a pieno ritmo». A Piazza Affari il titolo ha visto una prima fase di euforia. Poi si è spento: -0,38% a 0,64 euro.
Telecom alla stretta finale sullo scorporo della rete fissa
Oggi dal cda il possibile ok al dossier. Ma è solo il primo passo