«Flessibilità con possibili penalizzazioni». E' questa l'ipotesi allo studio del governo come ha riferito il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini al question time in Senato. Questo «disegno va modellato in modo molto attento per le implicazioni sulle persone e quelle sulla sostenibilità finanziaria». Giovannini ha poi detto che sono «circa 7mila» i soggetti esodati che già fruiscono della pensione. La platea di chi è già rientrato fra i salvaguardati, ha aggiunto il ministro, è di 62mila sui 65mila previsti dal primo decreto, secondo i dati Inps. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, ha rilanciato la flessibilità. «L'idea di una possibilità di far scegliere al lavoratore il momento in cui andare in pensione è la cosa migliore». «Noi poniamo anche il problema di distinguere tra persone e persone perchè -ha sottolineato Bonanni- ci sono persone che possono restare fino a tardi al lavoro e ci sono persone che non possono farlo perchè magari il lavoro è pesante o perchè è insostenibile». «Mi riferisco agli esodati, mi riferisco anche a persone che non possono stare più a lungo. Un meccanismo quindi di flessibilità per andare in pensione è la scelta migliore» ha concluso il leader della Cisl. Uscite flessibili verso la pensione con possibili penalizzazioni. E' una delle ipotesi che il governo sta valutando. Lo ha riferito il ministro del Lavoro durante il question time in Senato, sottolineando che però "vanno considerati anche i costi che possono essere rilevanti"
Pensioni, il governo studia la flessibilità
Il ministro del Lavoro Giovannini: è una delle ipotesi che stiamo valutando. Ma attenzione ai costi che sono elevati. Sono circa 7 mila gli esodati che già fruiscono della pensione
