La crisi economica ha colpito anche il no-profit. Nel 2012 la raccolta è diminuita del 4% (dal 48% del 2011 al 44% del 2012) mentre sono aumentati del 3% (dal 30% al 33%) i donatori occasionali. Gli esperti del settore sono al Festival del fundraising fino al 17 maggio presso il Grand Hotel Terme di Castrocaro, il più grande evento italiano dedicato al no-profit e alla raccolta fondi giunto alla sua sesta edizione. L’obiettivo è duplice: da una parte creare una community che agevoli la condivisione di sapere e le esperienze di maggior successo, a livello internazionale, nel tema della raccolta fondi così da rendere i metodi più efficaci patrimonio comune; dall’altra diffondere la cultura del dono in un Paese, l’Italia, che è ancora poco sensibile al tema del no-profit. Il presidente del Comitato promotore del Festival del Fundraising, Valerio Melandri, analizzerà gli ultimi dati raccolti. Sono 475.000 le istituzioni no-profit presenti in Italia. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Fundraising Online 2012 su 28,3 milioni gli utenti italiani in rete il 54% ha effettuato almeno una donazione. La maggior parte dei donatori della rete ha un’età variabile tra i 25 e i 54 anni e i metodi di donazione più utilizzati sono gli sms , la donazione diretta oppure il bonifico bancario. Le cause che suscitano maggiore sensibilità sono: ricerca medico-scientifica (14%), emergenze umanitarie (13%), aiuti ai paesi poveri (8%), aiuti ai poveri in Italia (5%). I più generosi sono: le donne (36%), chi ha un reddito elevato (37%) e una istruzione di alto livello (40%). Il fundraising è dunque un’attività principalmente femminile. Le donne che svolgono questa professione sono, infatti, circa il 65% sul totale dei fundraiser italiani e la maggior parte di queste (circa il 70%) ha meno di 45 anni. La maggior parte di queste lavora in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, sebbene questa professionalità si stia diffondendo un po’ in tutta Italia. In termini di formazione sul fundraising, le donne sono quelle che si formano maggiormente per ottenere professionalità nella raccolta fondi. Tra i fattori determinanti che potrebbero spingere i donatori (che già donano) ad effettuare più donazioni, troviamo la propria disponibilità economica (75%), la trasparenza nell’utilizzo delle donazioni (49%), l’informazione sui progetti (27%) e la possibilità di avere un ruolo attivo all’interno della ONP (13%). Tendenzialmente, chi è abituato a donare continua a farlo, come ha sempre fatto o ritoccando solo lievemente gli importi delle proprie donazioni. Tra coloro che dichiarano di non donare, la maggior parte non lo ha mai fatto per assenza di disponibilità economiche (54%). A riconoscersi in questa motivazione sono tanti giovani, che preferiscono spendere il proprio tempo in attività di volontariato. Le altre motivazioni sono: la mancanza di fiducia (18%), la percezione di non avere avuto occasioni per donare (15%) e la convinzione che donare non sia utile (3%). Il problema principale del no-profit oggi non è la mancanza di professionalità all’interno delle organizzazioni: mancano i fundraiser, persone formate e specializzate nella raccolta fondi per il no-profit che sappiano comunicare e rapportarsi con i donatori in maniera efficace.
Anche il no-profit risente della crisi
Scende del 4%, nel 2014, la raccolta di fondi delle organizzazioni del terzo settore. In crescista solo i donatori occasionali
