Economia

Bce: "Ripresa graduale nella seconda parte del 2013"

Ma i previsori dell'istituto tagliano le stime sul Pil: -0,4% quest'anno, +1% nel 2014

La Bce guarda con fiducia al futuro e, nel proprio bollettino mensile, prevede segnali di ripresa economica entro la fine dell'anno. Il merito è soprattutto del taglio dei tassi che, spiega l'istituto, "dovrebbe contribuire a sostenere le prospettive di ripresa nel prosieguo dell'anno". In ogni caso "la politica monetaria resterà accomodante fino a quando necessario". Purtroppo da Francoforte non arrivo solo segnali incoraggianti. Lo staff di previsori della Banca Centrale, infatti, ha rivisto in peggio le stime del Pil dell'Eurozona che dovrebbe chiudere il 2013 con una contrazione dello 0,4% mentre nel 2014 dovrebbe far segnare un +1%. Confermate, invece, quelle per il 2015 (+1,6%) e per il 2017 (+1,85). La forte revisione apportata al 2013 (-0,4 punti percentuali) è dovuta, si legge nel bollettino, alla debolezza economica emersa nell'ultimo trimestre del 2012 e nella prima parte di quest'anno. Sempre secondo i previsori il tasso di disoccupazione dovrebbe toccare il 12,3% nel 2013 e il 12,2% nel 2014. E anche in questo caso si tratta di un peggioramento rispetto alle stime del primo trimestre (12,1% nel 2013 e 11,9% nel 2014). Il bollettino si concentra poi sul tema delle riforme sottolineando che è fondamentale che i governi intensifichino l'attuazione di quegli interventi strutturali a livello nazionale, basandosi sui progressi compiuti nel risanamento dei conti pubblici e proseguendo le ricapitalizzazioni bancarie ove necessario. Quindi rilancia l'idea di un'unione bancaria europea. "Il futuro meccanismo di vigilanza unico e il meccanismo di risoluzione unico - si legge - rappresentano elementi di importanza cruciale per una rinnovata integrazione del sistema bancario e quindi richiedono una rapida attuazione". Per quanto riguarda il "caso Italia", l'istituto spiega che il "successo" delle aste di titoli di stato nel nostro Paese e in Spagna "è stato determinante per gli andamenti nei mercati dei titoli di Stato dei paesi periferici dell'area dell'euro". Ciò nonostante, oltre a registrare un ulteriore calo dei prezzi delle abitazioni, sottolinea che Italia,  Grecia, Portogallo e Spagna "si contraddistinguono per un potenziale di crescita assai basso e, al tempo stesso, da livelli di debito che il più delle volte superano significativamente la media dell'area dell'euro". Tali condizioni, aggiunge,  rendono "particolarmente difficile ridurre rapidamente i livelli di debito", soprattutto a causa degli elevati spread. L'ultimo pensiero è per la riforma del mercato del lavoro che, come i provvedimenti adottati nello stesso campo da Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, contempla "alcuni importanti provvedimenti volti ad accrescere la flessibilità delle strutture di negoziazione salariale e degli orari di lavoro, e a ridurre un'eccessiva tutela del posto di lavoro. Esse rappresentano i primi passi verso il miglioramento delle dinamiche del mercato del lavoro e della competitività in questi paesi, e nell'area dell'euro nel suo insieme". Purtroppo "in Italia la competitività del costo del lavoro non è migliorata dal 2008".

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