Varie sono le componenti necessarie perché riparta l’attività economica che ci facciano uscire da una crisi che ci sta portando ad un inevitabile declino. Serve fiducia, e stabilizzazione politica che induca la gente ad intraprendere in un clima di certezza giuridica. Peso importante è la riduzione drastica del credit crunch, cioè la pesante restrizione creditizia che imprese e famiglie stanno subendo. L’Italia, è noto ed è quasi pleonastico ripeterlo, basa la sua economia sulle piccole e medie imprese, che ne costituiscono la base portante. Le famiglie, se si riducono i senza lavoro, possono riprendere a risparmiare e riavere credito per l’acquisto della casa e delle suppellettili ecc. Ma quale è la relazione che deve intercorrere fra imprese e banca? All'incirca venti anni fa il nostro paese era definito bancariamente una foresta pietrificata. Piccole e medie banche a proprietà pubblica. Nanismo bancario nel consesso internazionale. Abbiamo assistito a una rivoluzione organizzativa che ha visto sorgere istituti a dimensione europea che hanno però modificato il rapporto con il cliente in modo scientifico eliminando la conoscenza diretta. Forse, una volta, questo rapporto era troppo personale nel senso che veniva privilegiata la conoscenza della persona più che della azienda. L'uomo, la sua intraprendenza il suo coraggio, il suo senso del rischio costituiscono gli ingredienti tra i principali, per mandare avanti l'azienda, farla progredire e portarla al profitto, elemento indispensabile per rimanere sul mercato. Con l'introduzione del Testo Unico nel '92 la banca è diventata universale. Si è data la spallata al piccolo banchiere del territorio con modelli organizzativi, in uno con la mania regulatoria europea che ha complicato e reso indecifrabile ciò che prima era semplice. La banca si è dotata di importanti strumenti informatici che elaborano dati freddi, aridi e senza anima. E l'impresa già in grave difficoltà per la globalizzazione che consente concorrenza sleale, è diventata per la banca un oggetto da mettere sul mobile. Non si cerca di capire l'anima. Forse a capo delle banche occorrerebbe un novello Diogene, con la sua lanterna.
Le banche hanno perso l’anima
di Riccardo RicardiVarie sono le componenti necessarie perché riparta l’attività economica che ci facciano uscire da una crisi che ci sta portando ad un inevitabile declino. Serve fiducia, e...
