Cipro dopo il salvataggio e la paura della bancarotta prova subito a voltare pagina. I governanti sembrano aver ben studiato i principi fondamentali dell’economia almeno a giudicare dalla tempestività con la quale hanno già steso un piano per rilanciare l’economia dopo la randellata che il suo sistema bancario ha preso per imposizione della troika Ue-Bce-Fmi. Veloci e rapidi i tecnici e gli economisti governativi dell’isola hanno compreso che è inutile piangere sul latte versato e sulle condizioni che hanno portato il paese sull’orlo del crac finanziario. Per recuperare e pagare gli aiuti della comunità finanziaria internazionale esiste un’unica soluzione: rilanciare il Pil, creare ricchezza, incentivare gli spiriti animali degli imprenditori e la fiducia dei consumatori messi a dura prova dal possibile prelievo sui loro averi bancari. Ipotesi scongiurata sotto i 100 mila euro di deposito ma che ha comunque fiaccato i ciprioti. Dunque per rimettere in moto la macchina il governo non ha perso tempo e ha messo già nero su bianco una serie di iniziative che vanno dall'abolizione del bando esistente sulle case da gioco alle esenzioni fiscali per le società che reinvestono i loro profitti sull’isola e altre facilitazioni per attrarre investimenti stranieri. Ad annunciarlo è stato ieri il presidente Nicos Anastasiades nel corso di una riunione informale con i suoi ministri durante la quale ha illustrato un piano in 12 punti per rilanciare l’economia di Nicosia, messa a dura prova dalle drastiche misure di austerità richieste dai creditori internazionali che dovranno fornire a Cipro aiuti per 10 miliardi di euro. Il Piano, ha detto ancora il capo dello Stato, sarà discusso e verrà sottoposto all’approvazione del Parlamento entro le prossime due settimane. Sarà difficile che possa passare la misura dell’apertura delle case da gioco caldeggiate dagli operatori del settore turistico che la considerano un’attrazione in più per i numerosi turisti stranieri. Ma anche sempre osteggiata, spesso con virulenza, dalla potente Chiesa ortodossa di Cipro e dai cosiddetti gruppi di autodifesa sociale che considerano i casinò luoghi di perdizione e terreno di coltura per i peggiori mali della società. Adesso, però, la crisi rende la loro accettazione più semplice anche dalle frange più ortodosse della società cipriota. Quello che risalta è comunque la rapidità con il quale il piccolo paese punta a risollevarsi. Stop a misure forzose e a inasprimenti del rigore fiscale ma crescita. Esattamente quello che avrebbe dovuto fare dopo la messa in sicurezza dei conti il governo tecnico italiano. Una parola rimasta lettera morta al contrario, utilizzata solo per farcire il discorso del ministro di turno, ma mai pienamente utilizzata in un decreto di urgenza. Se Cipro è stato il modello pilota, la simulazione nel microscenario di quanto potrebbe avvenire in qualunque paese dell’Ue con prelievi forzosi sui conti bancari, si spera che lo sia anche per la fase due, ovvero per l’acquisizione nelle priorità politica che le formule matematiche che hanno irrigidito le finanza dei paesi europei, diventano positive anche grazie alla crescita, al Pil positivo e alla creazione di ricchezza. Concetti dimenticati in Italia ancora in in periodo di Passione mentre gli altri paesi fanno già prove di resurrezione. L’attivismo di Cipro ha già aperto una breccia. I creditori internazionali della troika (Ue, Bce e Fmi) hanno concesso un anno ulteriore a Cipro per raggiungere l'obiettivo su un avanzo di bilancio al 4%, portando il limite al 2017. Lo ha riferito il portavoce del governo cipriota, Christos Stylianides, sottolineando che Nicosia sta negoziando per ottenere un anno ulteriore di rinvio. Sulla base dell'accordo preliminare con i creditori internazionali dell'eurozona e del Fmi, Cipro avrebbe avuto tempo fino al 2016 per raggiungere un surplus di bilancio al 4%. Infine Stylianides ha spiegato che il governo sta tentando di concedere alle imprese l'accesso al 40% dei loro depositi presso le banche oltre i 100 mila euro. I conti correnti sono attualmente congelati in attesa della ristrutturazione del settore finanziario di Cipro. L’accordo preliminare con la troika era stato raggiunto sulla base di una proiezione che indica un calo del Pil del 3,5% quest'anno, mentre un funzionario cipriota, che ha preferito mantenere l'anonimato, ha fatto trapelare che le stime aggiornate vedono una contrazione economica del 9% nel 2013 per il Paese. I possessori di grandi depositi in Laiki Bank, la seconda maggiore banca di Cipro, potrebbero arrivare a perdere fino all'80% del loro denaro, mentre per Bank of Cyprus, il primo istituto di credito, si parla di una perdita che parte dal 37,5% e a cui può aggiungersi un ulteriore 22,5%.
Prove di resurrezione per Cipro
Nicosia scrive un piano sprint sulla crescita: detassazione degli utili e casinò In Italia dopo l’austerity del governo Monti sono ancora giorni di Passione
