Tra il 2007 ed il 2013 i salari sono scesi di oltre il 2% ma l'imposizione fiscale, tra fiscal drag e aumento delle addizionali, è cresciuta di circa il 2,3% determinando un aggravio impositivo annuo di oltre 600 euro. È una ricerca Cer-Ires per la Cgil a fotografare così l'affanno dei redditi da lavoro dipendente negli ultimi sei anni. Anni di dura crisi economica in cui «la completa assenza di correzione all'Irpef si è saldata con rinnovati inasprimenti delle addizionali regionali e comunali». L'attuazione del federalismo, infatti, «è avvenuta a prescindere da ogni clausola di invarianza della pressione fiscale». In 10 anni, perciò, la quota delle addizionali regionali e comunali, sull'imposta complessiva gravante sui salari, risulta quasi triplicata: dal 4,2% all'11,2% nel caso di un lavoratore single; dal 5,8% al 17,1% nel caso di un lavoratore coniugato. Una vera e propria «esplosione» di addizionali, tra Regioni e Comuni quella avvenuta tra il 2007 ed il 2013. «Quello che doveva essere uno scambio tra Stato centrale ed autonomie locali si è invece tradotto in un prelievo aggiuntivo a carico dei contribuenti», accusa ancora la Cgil. Pesante e determinante sui salari anche il fiscal drag, ossia la maggior Irpef dovuta a causa dell'interazione fra l'imposta progressiva e l'inflazione. In dodici anni, tra il 2001 ed il 2013, calcolano ancora il Cer e l'Ires, il maggior prelievo originato dal drenaggio fiscale è stato pari a 3,2 punti del salario per un lavoratore single (315 euro di maggior esborso) e di 5,3 punti per un lavoratore con figli a carico, che ha così pagato una maggiore imposta per quasi 420 euro.
In sei anni salari giù del 2% e più tasse
Secondo una ricerca del Cer-Ires dal 2007 al 2013 maggiori imposte per 600 euro In dieci anni la quota delle addizionali regionali e comunali è triplicata
