Economia

Le nostre aziende isolate dal governo e attaccate dai pm

di Marlowe Nel tintinnare di manette che fa da sottofondo alla campagna elettorale, tre casi coinvolgono l’ex sistema Italia. Ex perché oggi tutto riusciamo a essere tranne che sistema....

Nel tintinnare di manette che fa da sottofondo alla campagna elettorale, tre casi coinvolgono l’ex sistema Italia. Ex perché oggi tutto riusciamo a essere tranne che sistema. Finmeccanica, Eni, Mps sono tre aspetti di una stessa questione: in che modo la magistratura interviene su aziende che rappresentano il Paese, dette appunto sistemiche? E cosa sarebbe accaduto all’estero ai nostri concorrenti? Si può antipatizzare quanto si vuole per il Cavaliere e le sue parole, ma è un fatto che se si vendono armi in aree che non siano Nord America, Europa Occidentale, Australia e forse Giappone, si pagano le mediazioni. Che gli intermediari spartiscono con autorità locali. L’accusa della procura di Busto Arsizio è «corruzione internazionale», un reato preciso; ma la motivazione «filosofia aziendale» non denota né uno stato d’animo equanime né una visione più ampia del commercio di armi. Come il consueto corredo di intercettazioni senza profilo penale. Infatti come candidamente trapela dalle fonti investigative, ci sarebbe «delusione» da chi si aspettava «qualcosa di più...»: cioè che parte dei soldi siano tornati in Italia, direzione Lega. Questo non impedisce al responsabile economico del Pd, Fassina, di dire: «La responsabilità della Lega è chiara». Certo, per avere sponsorizzato la nomina di Orsi. Come se tutti i suoi predecessori, da Fabiani a Guarguaglini, non avessero goduto di altrettante sponsorizzazioni, anche da sinistra. Se invece è corruzione internazionale e basta, vediamo come funziona all’estero. Il reato è stato introdotto nel codice penale italiano nel 2000, in recepimento di una raccomandazione Ocse. Che a sua volta nasceva sulla scia della mega-inchiesta della commissione Church del Congresso americano sulle tangenti Lokheed, Ibm, General Motors e altri. Ma negli Usa e nei paesi anglosassoni non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, a meno che le bustarelle non tornino in patria: il paradosso è che in casi tipo Finmeccanica si tutelano le aziende, eventualmente con un occhio alla concorrenza sleale, se però i concorrenti danneggiati sono anche loro americani. Quanto alla Francia, esiste il segreto di Stato o anche presidenziale per le aziende considerate «campioni nazionali», cioè operanti in settori strategici, energia e armi in testa. Ne ha fatto le spese l’Eni in Libia, quando si è trovato contro la Total e l’inglese Bp: è nel loro interesse che Sarkozy e Cameron hanno finanziato le primavere arabe e scatenato la guerra. Mentre la Saipem, controllata Eni, è sotto indagine a Milano per pagamenti illeciti alla Sonatrach, società di stato algerina: inchiesta che coinvolge ora il numero uno dell’Eni, Scaroni. Senonché in quell’affare era invischiata anche una rivale americana del gruppo Halliburton: per tirarla fuori dai guai è intervenuto, silenziosamente, il dipartimento di Stato. Anche l’affare Mps è appetitoso sul piano politico ed elettorale. Nessuno può negare che la terza banca italiana sia «sistemica», tanto più che fino a pochi giorni fa il suo ex presidente Mussari trattava, in Italia e all’estero, a nome del nostro intero circuito del credito. Ma qualche differenza c’è. La presenza della politica in Mps è diretta, attraverso la fondazione governata dal Pd. Così come lo era nello scandalo della Serravalle con al centro Penati, ex capo della segreteria politica di Bersani e fino a ottobre consigliere regionale in Lombardia. Scandalo magari non sistemico quello di Penati, ma politico sì. Allora perché tanti distinguo e minacce di sbranamenti in queste due vicende, e nessun riguardo per Finmeccanica ed Eni? Andrebbe chiesto alla magistratura. Nel frattempo i 70 mila dipendenti della prima, e i 75 mila stabilimenti italiani, non vivono giorni felici. E anche per il nuovo capo azienda Pansa e il suo vice Venturoni - bocconiano come Monti il primo, ex capo di stato maggiore della Difesa il secondo - non sarà facile rilanciare il gruppo, finito nella black list di una potenza in pieno riarmo come l’India; e che già prima non risultava troppo in feeling con la Casa Bianca di Obama. Quanto all’Eni, anch’esso nel mirino dei report dell’ambasciata Usa a Roma, gioca sulla difensiva in Africa ad Asia, preferendo stringere accordi con mutevoli governi locali e gruppi controllati anziché muoversi in proprio come francesi, americani, inglesi. Se non si ha un governo alle spalle, e la magistratura contro, non ci sono alternative.

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