f.caleri@iltempo.it I compiti a casa per i governi europei, specie quelli mediterranei non sono finiti. Il presidente della Bce Mario Draghi, in visita a Madrid, bacchetta i governi che dopo la fase dell’austerità e del rigore sembrano un po’ distratti nel portare a termine gli obiettivi di risanamento. Così il numero uno di Eurotower ha invitato sia la Spagna sia l’Eurozona a proseguire sul cammino intrapreso. Madrid, ha spiegato Draghi, si è allontanata dall’abisso con le riforme e il pacchetto di salvataggio bancario ricevuto dall’Europa. La ricetta economica finora sta pagando: nonostante la recessione ancora in corso nel paese iberico e che il Fmi prevede si estenda anche nel 2013, vi sono «segnali di miglioramento» per l’economia spagnola. L’invito a tenere alto lo spirito del 2012 è stato rivolto a Madrid, ma anche Parigi, Roma, e tutte le capitali soprattutto dei Paesi del Sud Europa. Tutte devono proseguire sulle riforme. «Nessun Paese dell’Eurozona ha esaurito i suoi compiti, specialmente nella competitività con le liberalizzazioni e le riforme del lavoro» chiosa Draghi che si aspetta ora «un piano di bilancio di medio termine con dettagli sui tagli di spesa, essenziali ovunque». Un appello che placa le accuse mosse contro Francoforte di proporre solo medicine lacrime e sangue per i lavoratori e le imprese. Tagliare la spesa, anziché alzare le tasse, ha un impatto molto meno recessivo e consente di risanare i bilanci senza soffocare la ripresa, attesa «nella seconda parte dell’anno» dopo l’attuale fase di «stabilizzazione». Il palcoscenico di Madrid è servito a Draghi per dire la sua sul tema del giorno nell’ambito europeo. E cioè al forza dell’euro che deteriora l’export della zona Euro. Per il presidente di Eurotower però «influenzare il cambio dell’euro non è compito della Bce», gelando così tutte le aspettative su possibili interventi sul mercato per bloccare la corsa della moneta unica. Draghi ha spiegato che ci sono stati «commenti circa il tasso di cambio da molte persone», ma questi commenti «sono inappropriati se hanno lo scopo di istruire la Bce». Alle sollecitazioni di Hollande, il banchiere risponde che la Bce non ha un target sul tasso di cambio, ma sta monitorando gli effetti di una valuta forte sull'economia reale. I trattati vietano alla Bce di agire in base alle indicazioni dei politici. «La definizione di un obiettivo politico di cambio per l'euro», ha spiegato, «non è fra le prerogative della Bce, il cui mandato è la stabilità dei prezzi a medio termine, che a sua volta è importante per la crescita». Per ora il suo compito è gettare acqua sul fuoco. «Penso che il termine guerra delle valute sia di gran lunga esagerato. non stiamo assistendo a niente che possa puntare in questa direzione» ha concluso Draghi.
«Compiti Ue non finiti. Ora tagli di spesa»
Draghi avvisa i governi europei. E sui cambi spiega: non c’è guerra tra le valute
