Avevamodetto che sarebbe stato un anno poco piacevole». L'ad della Fiat, Sergio Marchionne, cerca di ridimensionare l'impatto dei dati che evienziano il crollo dell'auto e il forte ridimensionamento della quota del gruppo Fiat in Europa. Peraltro non si tratta di un trend circoscritto alla Fiat giacchè ad arretrare sono anche gli altri marchi in uno scenario europeo diventato asfittico dopo la fine degli incentivi. Qualsiasi siano le cause, le cifre pesano come sassi: a luglio, secondo i dati resi noti dall'Acea, le immatricolazioni del gruppo sono scese del 31,4% a 79.038 unità con una quota di mercato calata al 7,7% dal 9,1% del luglio 2009. Anche ad agosto è proseguita la flessione con un calo delle vendite del 24,2% a 45.720 vetture e una quota di mercato scesa rispetto all'agosto del 2009 dal 7,5 al 6,5%. Nei primi otto mesi dell'anno la quota Fiat Auto in Europa occidentale è stata dell'8%, contro il 9% dello stesso periodo di un anno fa, mentre nei primi sette mesi si è attestata all'8,2%, rispetto al 9,2% del 2009. Sugli otto mesi da segnalare che resta in attivo il bilancio della Francia (+2%), Regno Unito (+13,2%) e Spagna (+21,9%) mentre sono in discesa Italia (-2,5%) e Germania (-28,7%). Marchionne ha ribadito che gli incentivi «sono una cosa sbagliatissima, spingono la domanda oltre ai livelli normali e quando si stacca la spina si creano problemi». Sui tempi della ripresa il manager Fiat ha detto che «bisogna aspettare il primo trimestre 2011 per capire l'evoluzione del mercato». Gianni Filipponi, direttore generale dell'Unrae, l'associazione che rappresenta le Case estere operanti in Italia, fornisce questa spiegazione: la pesante flessione sui mercati europei di tutti i marchi è dovuta da una parte alla fine degli incentivi praticamente in tutti i principali Paesi; dall'altra al fatto che la lentissima uscita dalla crisi economica non mette ancora in condizione di affrontare un acquisto così importante quale l'automobile. E questo andamento avrà un impatto anche per le casse dello Stato. Filipponi sottolinea che a fine anno porterà alla perdita di circa 650.000 contratti rispetto al 2009 e ad un minor gettito Iva per le Casse dello Stato, che è valutabile attorno ai 2 miliardi di euro. L.D.P.
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