Economia

L'Ue verso il sì alla manovra

La Commissione europea avrebbe promosso la manovra da 24,9 miliardi approvata dal governo italiano per risanare i conti e riportare il deficit pubblico sotto controllo. Per ora si tratta soltanto di indiscrezioni. Ma se oggi la Commissione dovesse confermarle, Tremonti riceverebbe la massima benedizione per le sue misure «lacrime e sangue» per tamponare gli eccessi della spesa statale. Una manovra che l'Europa teneva sotto speciale osservazione, visto che sull'Italia, uno dei Paesi considerati più a rischio dell'area euro, pende una procedura per deficit eccessivo. Ma non solo su di essa. La Commissione, che in occasione della sessione plenaria del Parlamento europeo si riunisce oggi a Strasburgo, sarà chiamata a esprimere il suo parere sulle manovre di rientro di altri 11 Stati comunitari: Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Olanda, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. E potrebbe decidere di aprire procedure per deficit eccessivi nei confronti di tre paesi per ora esclusi, cioè la Danimarca, la Finlandia e Cipro. La speranza dunque è che le sanzioni Ue vengano sospese in attesa dei risultati degli interventi sulle finanze pubbliche nel prossimo biennio. Per un possibile vantaggio nel primo tempo, al governo italiano si presentano altri 45 minuti non facili. Quelli nei quali l'Ue dovrà fissare una strategia comune per uscire dalla crisi. Giovedì a Bruxelles si tiene il vertice del consiglio europeo tra i leader comunitari per costruire una «exit strategy» efficace. E all'incontro il governo si reca con la consapevolezza che avere le idee chiare sulla linea diplomatica da tenere nella riunione può servire a far pendere l'ago delle misure un po' più verso le esigenze italiane. Ieri il ministro Frattini, a Lussemburgo per il Consiglio affari esteri dell'Ue, ha chiesto che nel documento del consiglio si tenga in considerazione non solo il debito pubblico, ma anche quello privato, per impostare le manovre di rilancio economico. L'inclusione del debito privato è «una linea rossa insuperabile», ha detto. E ha aggiunto: «L'Italia è pronta a negare il suo consenso se non ci sarà un riferimento al debito aggregato, non solo al debito pubblico, ma anche al debito privato». Una dichiarazione che fa trasparire la preoccupazione di evitare misure troppo severe sull'indebitamento statale. Soprattutto per l'Italia, dove il debito pubblico è arrivato ormai al 115,8% del Pil, ma dove le famiglie sono molto meno indebitate che nel resto d'Europa. Dati recenti (della Cgia di Mestre) parlano di un'esposizione complessiva pari al 34,2% del Pil, contro il 49,1% della Francia e il 63,5% della Germania. Non a caso il titolare della Farnesina ha sottolineato come sull'argomento l'Italia abbia «opinioni divergenti» rispetto a quelle di Parigi e Berlino. Frattini si è detto «particolarmente sorpreso» del fatto che la bozza del piano di rilancio economico non abbia riferimenti al problema delle misurazione del debito. Ma dietro il linguaggio diplomatico si può leggere il sospetto che la scomparsa della posizione a favore del debito aggregato (emersa in una riunione dei ministri dell'economia europei all'Ecofin) dipenda dalla volontà di Francia e Germania . I cui governi chiedono di rendere più stringenti gli interventi sul debito, che è più contenuto di quello italiano. E sarebbero invece penalizzati se si considerassero le passività dei privati. Intanto ieri la manovra del governo ha incassato un altro sì: quello dell'Ocse. Il giudizio positivo è stato espresso dal segretario generale dell'organizzazione, Angel Gurria, a margine del convegno «l'Imprenditorialità sociale» organizzato dal Cnel. «Con la manovra il governo italiano ha realizzato quello che andava fatto», ha detto Gurria. Per Gurria Tremonti ha fatto quello che in questo momento era necessario, ossia «tenere sotto controllo il debito per permettere una ripresa della crescita in condizioni di stabilità». E l'Italia, per Gurria, «a differenza di tanti altri Paesi, non ha dovuto spendere molto per uscire dalla recessione. Ha avuto una gestione prudente e non c'è stato un calo molto grande dell'occupazione». Non solo: «l'Italia non ha avuto una crisi bancaria visto che gli istituti di credito sono ben capitalizzati e ben regolati».

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