Economia

In 5 anni a rischio 130 miliardi di Pil

Perreagire occorre proseguire con le riforme, ma non si può continuare a puntare sulla riduzione della spesa perché i tagli «hanno già raschiato il fondo del barile». Ad avvertire il Governo è la Corte dei Conti, che ha presentato a Roma il primo rapporto sul coordinamento della finanza pubblica per il 2009. Un anno difficile, anzi difficilissimo, precisano i magistrati della Corte. E che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha affrontato meglio dei colleghi europei, riuscendo a non far schizzare il deficit grazie al controllo dei conti dello Stato. Ma il ciclo economico negativo volatilizza miliardi di risorse anche per il fisco italiano, e i provvedimenti presi rischiano di esaurire troppo rapidamente i loro effetti benefici. Il segretario generale della Corte, Giorgio Paleologo, denuncia che, se non si adottano misure adeguate, il Pil nominale italiano potrebbe ridursi di 130 miliardi nel quinquennio 2008-2012. Una cifra che corrisponde al doppio dell'attuale spesa sugli interessi del debito: in queste condizioni gli obiettivi fissati dal governo potrebbero risultare inattuabili. Negli ultimi anni le entrate di lotterie e altri giochi di Stato e il «perdono» concesso agli evasori hanno permesso di far quadrare i conti. Ma ora occorre puntare su altri mezzi per far crescere le entrate. Uno è il taglio delle spese. I magistrati contabili promuovono le iniziative dell'esecutivo per mettere sotto controllo la spesa statale: i migliori risultati si sono ottenuti con la riduzione della spesa per il personale pubblico e con la limitazione dei bilanci delle amministrazioni locali. Ma i margini per nuove manovre, sottolinea la Corte, sono sempre più stretti. E neanche i tagli agli stipendi dei top manager potrebbero bastare. F. A.

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