.Per una volta, infatti, è proprio quella Roma tanto denigrata a fare da apripista a un modello di politica e di amministrazione che punta proprio ad una maggiore autonomia locale, ovvero al federalismo. Così, nell'attesa dell'approvazione dei decreti attuativi della legge 42, ovvero del federalismo fiscale, nella quale si dedica l'intero articolo 24 a Roma Capitale, il governo ha già in parte rimediato ai vuoti del passato, trasferendo 600 milioni sotto forma di patrimonio. Non soldi insomma, per problemi di bilancio, ma immobili prima del demanio e ora del Comune, come ad esempio ex caserme. Una «prova generale», se vogliamo un pò forzata, di quella cessione dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato agli Enti locali che è punto fondante di quel federalismo fiscale tanto agognato, non solo al nord. Se la Lega infatti ha fatto del federalismo, non solo fiscale, il suo primo e più importante cavallo di battaglia, anche nella Capitale si aspetta da almeno sessantanni quello status di prima città d'Italia che pure è sancito dalla Costituzione fin dal 1948. Così come, proprio in materia di federalismo fiscale, è stata più volte sollevata proprio da Roma la proposta di trattenere nelle casse dei comuni una parte dell'Iva prodotta in quel territorio. Anche l'uno o il due per cento di trattenuta a favore dei Comuni significherebbe, nel caso di Roma, centinaia di milioni di euro. Ancora, la proposta dell'introduzione di una tassa di soggiorno, già in vigore nelle grandi capitali mondiali da reinvestire nella manutenzione del patrimonio storico e archeologico dei Comuni. Il federalismo fiscale, così come la maggiore autonomia normativa che verrà finalmente concessa alla Capitale in ottobre, non solo non è baluardo esclusivo della Lega nord ma si sposta decisamente dalle Regioni ai grandi Comuni. Una sfida questa ancora tutta da affrontare e sulla quale Roma figura già al primo posto.
La Capitale è oltre: sarà città-stato
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