Nel 2006 nelle aziende italiane dovrebbero entrare 695.000 persone a fronte di circa 597.000 uscite, con un saldo positivo di personale di quasi 100.000 unità, in linea con quanto accaduto nel 2005 (+0,9%). La previsione arriva dalla ricerca condotta da Excelsior, il sistema informativo realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro, presentata ieri a Roma, secondo la quale segnali positivi arriverebbero dal Mezzogiorno che da solo vedrebbe un incremento di 41.470 posti di lavoro (+1,9%). «L'aumento dell'occupazione al sud potrebbe essere anche più consistente se si puntasse soprattutto al turismo», ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello secondo il quale una ripresa ancora maggiore sarebbe possibile in particolare migliorando il controllo del territorio. Per la prima volta invece - secondo l'indagine - le assunzioni a tempo indeterminato nell'anno in corso sarebbero meno della metà del totale, con solo il 46,3% delle intenzioni delle imprese per questi contratti (erano il 50% nel 2005). Crescerebbero le previsioni per gli impieghi a tempo determinato (il 41,1% contro il 37,8% dell'anno scorso) mentre dovrebbero diminuire i collaboratori a progetto. Oltre due terzi dei lavoratori in più (69.650 su 99.200) nel 2006 saranno occupati in un'azienda dei servizi, mentre 29.550 posti in più saranno creati dalle imprese dell'industria. Nel Sud è previsto un saldo positivo tra entrate e uscite di ben 41.470 unità, mentre nel Centro il saldo dovrebbe essere di 18.120 unità e nel Nord complessivamente di 39.610. L'intero saldo positivo è trainato dalle piccole imprese: nelle aziende con meno di nove dipendenti si prevede di assumere 92.400 persone in più, mentre in quelle tra i 10 e i 49 dipendenti il saldo tra le entrate e le uscite dovrebbe essere di 19.970 unità. Nelle imprese tra i 250 e i 499 dipendenti si prevede di perdere 2.260 posti, mentre nelle imprese con oltre 500 dipendenti si ipotizza un calo complessivo di 10.900 posti. «L'occupazione cresce - ha detto Mondello - ma nelle imprese più piccole, mentre nelle grandi imprese cala. C'è bisogno delle medie e piccole imprese, ma sono le grandi che possono fare ricerca e innovazione. Preoccupa che non ci sia un cambiamento di direzione». Se si considerano i settori economici, si conferma il buon andamento delle costruzioni con 22.700 occupati in più (+2,2%), seguito a ruota dalle attività commerciali (+29.000 posti) e, a distanza, dal turismo (+13.600 posti). Il saldo positivo delle attività manifatturiere (+7.000 unità) è stato possibile soprattutto grazie all'andamento dell'industria dei metalli (+8.100 posti) mentre continua ad andare male quella tessile: per il 2006, infatti, le aziende del settore prevedono una contrazione di 7.500 posti, un dato analogo agli 8.500 dell'anno scorso.
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