Economia

«La politica non scordi le Pmi»

«Non ne parla più eppure si tratta di oltre cinque milioni operatori, più del 95% delle quali sotto i 10 dipendenti» spiega a Il Tempo il segretario generale della Cna, Giancarlo Sangalli, che chiede ai due schieramenti, in vista delle elezioni, di battere almeno un colpo. Vi hanno dimenticato? Sembra di sì. Noi speriamo solo che il dibattito non si faccia sempre con una polarizzazione verso una grande impresa che è indispensabile per il Paese, ma che tuttavia è molto spesso al di fuori dei settori strategici. Dall'altro lato temiamo che i politici sianno impegnati solo sull'altro fronte quello del lavoro dipendente. E che dimentichino chi sta nel mezzo è cioè proprio le Pmi. È una dimenticanza o una strategia, quella che tende a non considerarvi? Non lo so. Quello che è certo è che tra la sottovalutazione cosciente dei nostri problemi e la dimenticanza la linea è molto incerta. Cosa chiede, quindi alla politica? Che almeno si esprima in un senso o un un altro. A questo mondo va assolutamente data una risposta. Se la merita perché le oltre cinque milioni di imprese che ne fanno parte hanno diritto a capire quale sarà il trattamento riservato dalla politica dopo le elezioni. Cosa siete in grado di offrire al Paese? Sicuramente le piccole imprese rappresentano un importante serbatoio di occupazione. C'è una tensione di natura sociale che si può affrontare solo se si tiene conto che negli ultimi cinque-dieci anni gran parte dei posti di lavoro in Italia li hanno creati le imprese sotto i dieci dipendenti. Ebbene nonostante questo ruolo continuano a non avere nessun tipo di garanzia. Sono imprese alle quali mancano ammortizzatori sociali e che non hanno paracadute come la grande industria e i lavoratori della Pubblica amministrazione. Cosa serve ancora al vostro mondo per rafforzarne la competitività? C'è una priorità totale che è il fatto che almeno un terzo del Pil italiano non è iscritto nella contabilità nazionale: vuol dire che c'è una economia sommersa che si succhia più di un terzo delle risorse del Paese. Questa economia sommersa è fatta di sistemi produttivi interi che sono in competizione prima di tutto con le imprese regolari. Chi paga un prezzo al sommerso e al lavoro nero sono soprattutto le piccole e medie imprese. Negli anni si sono fatte molte chiacchere sul lavoro nero e non mi riferisco solo all'ultimo governo, ma risultati concreti zero. Ora aspettiamo risposte.

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