È questa la stima sul mercato grigio (il mercato non ufficiale di Londra dove vengono trattati i titoli di prossima emissione). Ma i titoli, che per ora hanno solo una valutazione virtuale, hanno tocato picchi di 2,5-2,52 euro alla fine della scorsa settimana. La cifra, ha spiegato un trader di una primaria banca italiana, scaturisce dal valore riconosciuto alla società di Collecchio (sulla base del fatturato e del cash), circa 3,1-3,5 miliardi di euro, cui viene aggiunta la percentuale di successo stimata per le revocatorie. Gli addetti ai lavori ritengono tuttavia che tale quotazione sia prudenziale, a causa delle molte incognite che presenta ancora l'operazione di conversione (bond in default-nuove azioni). Per esempio, uno dei fattori che potrebbe incidere sul titolo al suo esordio in Borsa è la presenza di fondi Usa che per statuto non possono detenere azioni e che si ritrovano in mano i titoli Parmalat in virtù dell'automatismo che prevede, con l'omologa del concordato, la conversione delle obbligazioni Parmalat in azioni della società. Inoltre, nessuno può dire di che portata sarà l'esito delle richieste di risarcimento danni, per molti miliardi di euro, avanzate da Bondi. Ancora una sorpresa, infine, potrebbe essere il premio di maggioranza. Sicuramente i giochi tra i grandi creditori, istituzionali e bancari, si sono chiusi con la recente corsa alle obbligazioni. E per alcuni potrebbe essere stata l'opportunità per costruire posizioni anche rilevanti nel capitale della nuova Parmalat senza essere costretti a fare le debite dichiarazioni alla Consob.
PIAZZA AFFARI
Gli operatori: «Le incognite non sono finite»
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