I tassi di interesse, così, restano invariati al due per cento. Restano immutati anche i tassi che delimitano il «corridoio» di intervento: quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale, al 3%, e quello sui depositi overnight, all'1%. Ma la riunione della Bce è stata anche l'occasione per parlare dei conti dei Paesi di Eurolandia, per i quali i banchieri non nascondo «grande preoccupazione». In particolare, il vicepresidente, Lucas Papademos, ha detto che «è essenziale una correzione dei deficit eccessivi, per quanto riguarda i progetti di bilancio del 2004%». «È fondamentale attenersi alle regole del Patto di Stabilità» ha proseguito, sottolineando inoltre che le decisioni sui tassi vengono adottate anche alla luce delle politiche di bilancio. La Bce chiede quindi ai governi degli Stati dell'Unione che presentano importanti squilibri nei conti fiscali un serio impegno per una riduzione del deficit strutturale nella misura «di almeno lo 0,5% del Pil» ogni anno. «I piani fiscali - aggiunge l'Istituto centrale - devono essere parte di una strategia a medio termine globale e credibile, con enfasi sulla riduzione delle spese e su una ristrutturazione orientata alla crescita». Per Francoforte, inoltre, «politiche fiscali sane aiuteranno ad accrescere la fiducia degli investitori e dei consumatori e a migliorare le prospettive per una crescita economica più forte nell'area euro». La Bce ha come di consueto messo anche in evidenza l'importanza del portare avanti le riforme strutturali, ma questa volta ha inserito nella nota introduttiva della conferenza stampa un esplicito riferimento alle pensioni. L'Eurotower ha infatti rilevato che «gli sforzi per riportare il sistema pensionistico pubblico su un cammino sostenibile e di sviluppare ulteriormente un sistema privato meritano sostegno».
La Bce per ora non tocca i tassi
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