La mattina del 26 settembre di venticinque anni fa, Alberto Moravia fu trovato esanime nel bagno della sua casa di Roma. I tentativi di rianimarlo furono inutili: uno dei più celebrati autori italiani del dopoguerra si era spento a 83 anni. La giovane moglie, Carmen Llera, sposata dopo vent'anni di matrimonio con Elsa Morante e quasi 25 anni di relazione con Dacia Maraini, era lontana. Oggi si discute ancora se il mondo letterario si sia dimenticato in fretta di lui. A Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale di Bompiani - la casa editrice che ha pubblicato le sue opere - si chiede se c'è oggi un autore in grado di fare un ritratto altrettanto efficace dell'Italia borghese? «Si tratta di tempi e mondi molto differenti», risponde Sgarbi. «E quando si parla di borghesia, si parla di un concetto molto fluttuante. Ma se devo citare un romanziere, che per molti versi associo a Moravia, per penetrazione psicologica, fedeltà al potere della letteratura, per senso della storia e del ritmo, citerei senza dubbio Andrea De Carlo». Quanto all’eredità di Moravia, secondo la Sgarbi «è stato un romanziere precoce e longevo, un lucido saggista, un cronista appassionato e un grande scrittore di viaggi, critico letterario e cinematografico finissimo. Era un intellettuale totale, che rivendicava un ruolo preciso nel dibattito culturale e sociale. Ha lasciato i suoi libri, la sua assenza, la sua irripetibilità».
Morì il 26 settembre 1990
Moravia 25 anni dopo Per Elisabetta Sgarbi il suo erede è De Carlo
