Wim Wenders, dai Settanta, è di certo una delle glorie del cinema tedesco. Con una carriera celebrata nel '95 da un Leone d'oro a Venezia e appena l'altr'anno da un Orso d'oro a Berlino. Da anni, però, dal "Cielo sopra Berlino" nell'87, e dal suo seguito nel '93 con "Così lontano così vicino", ha mostrato di privilegiare per i suoi film cornici e ambienti americani, mietendovi successi eguali, da "Lo stato delle cose", Leone d'oro a Venezia nell'82, a "Paris, Texas", Palma d'oro a Cannes nell'84. Anche questo "Ritorno alla vita", 2015, non è realizzato in Germania, sia pure con finanziamenti tedeschi e anche canadesi, francesi, svedesi e norvegesi, ma in Canada, con interpreti soprattutto americani e inglesi. Una storia molto complessa, sia dal punto di vista psicologico sia per i temi molteplici affrontati. Si comincia con molta neve attorno. Il protagonista, Tomas, aspirante scrittore, salutata la ragazza con cui vive tra una crisi sentimentale e un'altra, esce alla guida della propria auto nonostante il cattivo tempo. A causa di quello non vede dei bambinetti che camminano in mezzo alla neve, li investe ma non immaginando che fossero in due, se ne carica sulle spalle uno un po' intontito, e lo accompagna dalla madre, apprendendo dalle urla di lei, che invece i bambini erano due e che l'altro era morto. Da questo punto il resto tenendo sempre Tomas in primo piano anche con il passare degli anni. Poi un suo tentativo di suicidio seguito, da lì a qualche tempo, da unioni con donne spesso solo passeggere, compresa una casta notte con la mamma del bambino morto, fino ad un rapporto più stabile con un'altra, madre di una ragazza che gli si affeziona come una figlia. Con due episodi in mezzo, il grande successo di Tomas come scrittore e un confronto all'inizio molto aspro con il ragazzo sopravvissuto a quel lontano incidente sulla neve che, ormai cresciuto, prima l'accusa di aver speculato proprio su quell'incidente per il suo successo come scrittore, poi, alla fine da lui convinto, si sentirà di nuovo pacificato. Ho pensato a questo ricordandomi un mio incontro con Wenders dopo la proiezione a Cannes, applauditissima, di quel "Nick's movie" con cui, a richiesta di Nicholas Ray, aveva filmato la sua lunga agonia. Alle mie congratulazioni rispose a disagio: "L'aveva voluto lui, ma mi sembra di averne abusato…". Invece è anche la cifra illuminante del suo film, con tutte le sfaccettature psicologiche abilmente costruite per ogni personaggio. Le vivifica con maestria soprattutto il protagonista, James Franco, grande attore californiano.
Wim Wenders, un film in Canada
Wim Wenders, dai Settanta, è di certo una delle glorie del cinema tedesco. Con una carriera celebrata nel '95 da un Leone d'oro a Venezia e appena l'altr'anno da un Orso d'oro a Berlino. Da anni,...
