Impossibile tirarlo giù da un palco: ne sanno qualcosa i suoi ex compagni di scuola. «Era il saggio di fine anno in quinta elementare, mi esibivo nei panni di San Francesco, e volevo cantare sempre io». È passato del tempo, ma il seme della musica ha nutrito la pianta di Madh: ora si ritrova fra le mani il suo primo vero album («ed è una sensazione bellissima», confessa), pochi mesi dopo la conclusione di X-Factor, che lo ha visto conquistare il secondo posto dopo Lorenzo Fragola. «E per un mese, poi, abbiamo vissuto nella stessa casa, con grande amicizia. Ma i nostri orari erano diversi, per concentrarsi era un caos! Mi sono "incamminato" verso questo disco con la consapevolezza che non sarei stato più coccolato come quando ero sotto i riflettori, e lo sbalzo del ritorno alla vita reale l’ho sentito. Ma di XF ho fatto tesoro, e ringrazio pure Morgan per le critiche che mi hanno fatto crescere, e ovviamente il mio mentore Fedez». Questo «Madhitation» è un album complesso, ricco di sfaccettature elettropop, tribal funk, reggae, modern ambient, tutto cantato in inglese. Un progetto originale, quasi azzardato per una scena musicale come quella italiana, dove se non siamo alla piallatura creativa degli artisti poco ci manca. «So che è rischioso ma io ho fiducia» spiega Madh (il nome d’arte proviene da un acronimo in inglese che significa "Il mio consiglio non serve"). «Se dovessi raccontare a un marziano queste mie canzoni? Direi che rappresentano i miei stati d’animo dell’ultimo periodo. È molto concettuale, la base è autobiografica, ma ho reso tutto astratto perché gli altri possano interpretare i testi dove parlo della vita, dell’anima, della necessità di combattere l’odio e l’orgoglio per aprirci tutti al rispetto reciproco. Poi, certo, in alcuni brani la musicalità è molto contemporanea, di grande impatto». Madh sa cosa vuole. Merito di un carattere forgiato sull’amore per il buddismo: «Una cultura-religione che non pratico, ma che mi regala la meditazione. La faccio anche mentre canto in pubblico, e mi aiuta a comporre musica». È innamorato pazzo del Giappone, ma non c’è mai stato. «Colpa, o merito, della mia passione per i cartoni, che si chiamano "anime", di quel Paese. Sono anch’io un disegnatore, e un maniaco delle arti visive. Chissà se il mio Giappone è idealizzato, non ho ancora avuto l’occasione di visitarlo, sono stato solo a Hong Kong, e pian piano il mio amore per l’Estremo Oriente si è allargato alla Cina, all’India e alle loro filosofie». Verrebbe quasi il sospetto che Madh, all’anagrafe Marco Cappai, sia nato dalla parte sbagliata del mondo. Ma nella sua Carbonia sono fieri di lui, a partire dalla nonna Maddalena, che a 84 anni si dice entusiasta di brani come "Gong", dove suo nipote esorta chi ascolta a scalare le montagne, "che sono alte ma siamo nati per raggiungere le cime" e superare i nostri limiti. «Non è il genere di musica che nonna ascolta abitualmente, ma ora ne è pazza, è gasatissima come un’adolescente». In un brano del disco, "Tree", compare la giovane virtuosa del violino Anna Tifu. «È una star della musica classica, ma ho scoperto che era una mia fan accanita, ci siamo conosciuti ed è scattata la scintilla. La sua sensibilità artistica e la mia, così diverse, hanno generato proprio quell’incontro fra cielo e terra sintetizzato dall’albero di cui parlo nella canzone». Ora Madh è alle prese con l’allestimento di un tour che lo vedrà alle prese con «uno spettacolo molto articolato e innovativo, con ballerini e scenografie». E se proprio dovesse "tradire" la lingua inglese per cantare in italiano, non avrebbe dubbi: «Qualcosa di Elisa, la adoro». Il principe di X Factor insegue la maestra di Amici.
Madh: «Ecco le mie canzoni nate dal buddismo e da San Francesco»
Impossibile tirarlo giù da un palco: ne sanno qualcosa i suoi ex compagni di scuola
