Sarà un caso sicuramente, ma i napoletani l'hanno preso per un segno del destino. È un popolo fatto così, e forse è questa la sua forza. Ieri pomeriggio, all'arrivo del feretro di Pino Daniele in piazza del Plebiscito, ha iniziato a schizzichiare. Una pioggerellina leggera leggera che pareva un pianto silenzioso ha fatto da sottofondo alle migliaia di fan e semplici curiosi che hanno accompagnato l'uomo in blues nel suo ultimo viaggio a Napoli. Alle 18:30 le spoglie mortali dell'artista stroncato da un infarto lunedì mattina sono state salutate da applausi e urla e cori, mentre la famiglia veniva accolta dal sindaco Luigi de Magistris nei locali del comando della polizia municipale di via De Giaxa. Il funerale laico fuori, quello religioso dentro la cattedrale che abbraccia coi suoi colonnati simili a larghe ali la piazza che il 19 settembre del 1981 aveva consacrato il Lazzaro felice star della nuova canzone napoletana. «Pino Daniele ha onorato Napoli. Ha denunciato le sofferenze, le colpe per scuotere le coscienze, non certamente per mortificarla», ha detto il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, nella sua omelia. «Il paragone con la carta sporca è soltanto una provocazione per sollecitare il risveglio e il riscatto - ha detto ancora il prelato che ha officiato il rito, rifacendosi a una strofa di "Napul è" - è un atto d'amore per Napoli terra mia». Le esequie del cantante sono state l'occasione per il prelato di strigliare, come solo lui sa fare, l'anima dei napoletani. «È di uomini come lui che la nostra città ha bisogno - ha aggiunto - Napoli vuole essere soprattutto amata e non strumentalizzata o sfruttata - ha detto ancora - e Pino Daniele ha dimostrato di saperla amare profondamente, anche standole lontano, ma indicandone limiti, carenze e voglia di risorgere». A conclusione della cerimonia, è stata trasmessa dagli altoparlanti sistemati ai lati della piazza la canzone «Quando» cantata a squarciagola da tutta la piazza. «Pino è sempre stato, con la sua poesia, un disinfettante per l'anima. Ci siamo seguiti secondo un karma che ha sempre avuto qualcosa di magico, come lo era la sua musica che a tratti era una preghiera», ha detto lasciando la chiesa il cantautore napoletano Enzo Gragnaniello. Mentre la pioggerellina simile a una lacrima continuava a scendere dal cielo.
Anche il cielo piange per il saluto della sua Napoli
Sarà un caso sicuramente, ma i napoletani l'hanno preso per un segno del destino. È un popolo fatto così, e forse è questa la sua forza. Ieri pomeriggio, all'arrivo del feretro di Pino Daniele in...
