Scrivere. Magari un giorno per una decina di ore, e il giorno dopo passarlo in libertà. È così che Melania Mazzucco racconta le sue giornate. Ora, si sa, a Torino tira aria di letteratura con il Salone del Libro, a cui lei parteciperà domani alle 18.30 con lo scrittore Esterházy, prescelto e premiato come Autore Straniero con il Premio Mondello, promosso da Fondazione Sicilia con il Salone. Melania Mazzucco, a cosa sta lavorando? «Al mio libro». Può raccontarlo? «No, diciamo che sono in una fase molto privata». A tu per tu con lo scrittore ungherese Péter Esterházy. Come si svolgerà l’incontro? «Spero di riuscire a farlo conoscere. Certo, non che abbia bisogno di me, è uno degli scrittori più famosi d’Europa, premiato in Ungheria e in Francia. In Italia potrebbe avere più lettori di quelli che ha. Appassionare quelli che non lo conoscono. È una grande scoperta. Uno scrittore originale e insolito. Ha una prosa ricca, complessa. È un vero piacere leggerlo. L’ho scoperto soltanto nel 2003, quando in Italia è stato pubblicato Harmonia Caelestis. I suoi libri me li ero perduti, poi li ho recuperati. E lui è ironico e incredibilmente intelligente». È vero che scoprì dopo che il padre era un informatore? Può raccontare la vicenda? «È la versione corretta di Harmonia Caelestis, uscito in Ungheria nel 2001, se non sbaglio. Raccontava la storia della sua famiglia, dal Barocco al presente. Uno dei protagonisti era anche suo padre, del quale non sapeva alcune cose. Venne fuori dopo l’uscita del libro. Fece una dolorosa ricerca: capitò a tutti di essere ricattati e costretti a spiare i loro conoscenti. Lui, dolorosamente, ha dovuto aggiungere una parte alla storia che non conosceva. E uscì la versione corretta». Esterházy è il suo scrittore preferito? «Non mi piace dirlo. Mi sembra che si facciano delle gerarchie. Sono onnivora. Ho letto tutti i suoi libri con gratitudine. E l’ho voluto premiare». Per chi tifa allo Strega? «Non posso rivelarlo ma si tratta di una donna». Ha letto gli scrittori in gara? «Sì, ho avuto modo e ci sono dei libri davvero interessanti, anche nei favoriti». C’è un intellettale, stavolta italiano, al quale assegnerebbe un premio, e che magari finora non ne ha riscosso ancora uno? «Non voglio parlare in assoluto ma, se mi avessero chiesto di assegnarlo, quest’anno lo avrei dato a Magrelli per "Geologia di un padre". E mi ha fatto molto piacere vederlo inserito al Mondello (non appartengo alla giuria)». Quante ore dedica alla scrittura? «Diciamo che sono imprevedibile. Non mi piace avere regole, rituali o orari d’ufficio. Se devo essere sincera, può capitare 10 ore al giorno. E dopo non scrivere affatto. Ho un ritmo biologico più che rituale. E ho scritto, ultimamente. Ho scritto molto». A quale pubblico è rivolta la favola «Il bassotto e la regina» (Einaudi Editore, pp.101)? «A tutti. Era una promessa che avevo fatto ai bambini. Mi chiesero qualcosa che potessero leggere anche loro. E ho pensato a una favola rivolta a tutti. Ai grandi, consapevoli del genere. E a me piacciono molto le favole da bambini e da grandi. Non aveva età. Per i cani si possono avere mille anni come sei-sette». È un po’ noir... «È molto forte. Ma le favole lo sono, Hänsel e Gretel sono stati messi in un forno». Certo, anche Cappuccetto Rosso rischia molto. «Un lato delle favole è anche quello di spaventare e di elaborare la paura. Una favola che non sia anche nera non è una vera favola». Soprattutto nella parte in cui nel suo libro si parla della tartaruga. «I bambini amano molto la tartaruga. È molto doloroso, si riflette anche sulla morte». Sì, ma poi c’è il lieto fine. «Quando si passa attraverso il dolore be’, è doloroso, per me come per tutti. Vedendo le reazioni dei lettori, anche piccoli abbastanza, o adulti, o filosofi, incredibilmente colti, è una storia che fa riflettere. È una favola. Bisogna sapere quello che si sta leggendo». Ha letto "Cane e padrone" di Thomas Mann? Si potrebbe dire che, quest’opera, strizzi l’occhio allo scrittore tedesco? «Sì l’ho letta. Ma adoro tutti i libri sui cani. E tra l’altro non ho un cane. È un fatto abbastanza singolare. Nei rapporti tra cani e padroni si possono capire molte cose tra gli esseri umani. Mi piaceva raccontare la loro vita con noi». Dopo il Salone del libro, quali impegni avrà? «Pubblici nessuno. Mi prendo un periodo per me. Sono impegnata sul lavoro».
«Vi racconto l’amore per i libri»
Agli adulti raccomanda Esterhàzy, vincitore del Mondello I bambini? Accontentati con una favola. «Nera» ma a lieto fine
