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Arbore: «La tv ideale? Ironica e senza tempo»

«Spiegare chi è Renzo Arbore è come spiegare chi è Dante Alighieri in letteratura»: così Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, ha introdotto lo showman durante la presentazione di «L’altra,...

«Spiegare chi è Renzo Arbore è come spiegare chi è Dante Alighieri in letteratura»: così Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, ha introdotto lo showman durante la presentazione di «L’altra, la tv d’autore di Renzo Arbore» programma de «La storia siamo noi» in cui lo stesso showman ripercorrerà la sua prestigiosa carriera televisiva. Dieci le puntate previste, da sabato 30 marzo, in seconda tarda serata su Rai1. Ma, anticipa Leone, responsabile di Rai1, altre dieci andranno in onda in autunno. Arbore, qual è stato il suo ultimo show? «In tv è stato, otto anni fa, "Meno siamo e meglio stiamo", sempre il sabato su Rai1 dopo la mezzanotte. Questa nuova esperienza è quasi la mia opera omnia, nella quale tutti i 14 format originali da noi ideati, da "Alto gradimento" a "Indietro tutta", tornano a rivivere in una sintesi incalzante arricchita dalle testimonianze dei miei complici di allora». C’è differenza tra la tv di ieri e quella di oggi? «La mia tv è artigianale e basata sull’improvvisazione, un elemento che manca attualmente nello spettacolo. Esistono bravi comici professionisti che scrivono accompagnati da stuoli di autori, ma non improvvisano, come invece facevano noi partendo solo da uno scarno canovaccio che sviluppavamo in corso d’opera. Insomma, la tv attuale è molto confezionata rispetto a quella di un tempo che era meno ossequiosa nei riguardi degli ascolti». Cosa cambierebbe nella programmazione attuale? «Ci vorrebbe una tv senza tempo, slegata dal contingente e basata su un umorismo senza scadenza. Per me ogni programma è sempre nato con una ragione sociale. Ad esempio, "Telepatria International" rivalutava l’orgoglio di essere italiani, "Quelli della notte" rappresentava la conversazione leggera e notturna tra amici e "Indietro tutta" era la satira sul mondo dei quiz televisivi». Lei, che ha fatto debuttare Lori Del Santo in «Tagli ritagli e frattaglie» nel 1969, inventando la prima pin-up italiana, come si definisce? «Un artigiano di varie arti. Sono anche musicista con L’Orchestra Italiana che da anni raccoglie successi a livello internazionale. Però, invidio molto Stefano Bollani». Tornerebbe in tv con lo stesso gruppo di complici del passato? «Non posso ripetermi, già in "Meno siamo meglio stiamo" ho collaborato con molti di loro. Ho in mente una serie di prototipi televisivi, ma è presto per parlarne». Cosa pensa dei Talent show? «Rappresentano un nuovo modo di fare tv che può avere delle controindicazioni. Ma sono sempre meglio di tanti non-talent che passano in video».

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