La Chiesa e l'Italia, il Quirinale e il Vaticano. La politica e la religione, l'umano e il divino, il sacro ed il profano irresistibilmente avvinghiati fra loro da duemila anni, tanto nel bene quanto nel male. Il fondatore della moderna scienza politica, Niccolò Machiavelli, usava parole aspre e di avvincente modernità quando, animato dallo spirito rinascimentale, commentava: «Abbiamo adunque con la Chiesa e con i preti noi Italiani questo primo obligo: di essere diventati sanza religione e cattivi: ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è la seconda cagione della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa provincia divisa». Proprio dal secco giudizio del Segretario fiorentino si dipana il nuovo saggio di Giordano Bruno Guerri, «Gli Italiani sotto la Chiesa da San Pietro a Berlusconi», Bompiani, pp. 555 euro 21,50. Guerri affronta il tema da laico, qual è, pur nel rispetto per chi ha creduto e crede, ma bacchetta senza appello chi ha fatto e fa finta di credere. L'introduzione del volume si chiude con una serie di interrogativi che l'autore, da par suo, risolverà ad uno ad uno nelle scorrevoli pagine successive. Eccone tuttavia un ghiotto assaggio. Prof. Guerri è ancora valida l'asserzione di Machiavelli secondo la quale siamo «senza religione e cattivi»? «Certamente dal '500 ad oggi sono cambiate tante cose, tuttavia possiamo riscontrare un vizio e una virtù che ancora ci contraddistinguono e che abbiamo ereditato proprio dalla politica degli uomini ecclesiastici e dei prìncipi del Rinascimento. Per quanto concerne il primo direi senz'altro la furbizia. Il termine fu coniato dai francesi (fourbir significa rubare, raggirare) per apostrofare gli italiani a causa della loro tendenza a farsi gioco delle leggi e delle regole a discapito del prossimo. Il nostro "fatti furbo" pertanto ha una storia assai meschina e continua a caratterizzare noi e la nostra classe politica ed ecclesiastica. Fra le virtù direi l'amore per la bellezza e per la cultura che ha sempre accompagnato gli uomini di Chiesa, grandi mecenati, ma è merce rara nel nostro tempo». Qual è il segno più grande che la Chiesa ha impresso nel «carattere nazionale»? «Indubbiamente una doppia morale. Gli Italiani hanno imparato a convivere con essa, necessaria per conciliare l'esistenza eterna con quella quotidiana, i peccati con i desideri, l'apparenza con la realtà, la morale con il moralismo». Perché? «La Chiesa per troppi secoli ha esercitato un potere sia temporale sia spirituale, costringendo i cittadini a seguire una duplice legge e ad avere come modello di comportamento un clero il più delle volte corrotto e peccaminoso». Quanto è mutata la Chiesa? Nel suo saggio ne escono piuttosto male sia l'attuale pontefice sia il suo beato predecessore. «Prima di tutto il libro illustra anche gli infiniti meriti della Chiesa e non solo i pur tanti demeriti, per fortuna. Detto ciò, proprio in questi giorni che hanno visto il mass-media dedicare tanto spazio a Giovanni Paolo II, mi è venuta in mente una frase del grande medievista francese Le Goff che recita: "Per me l'attuale papa Giovanni Paolo II è il Medioevo più la televisione". Il beato Pontefice ha chiesto scusa per gli errori della Chiesa, ma nello stesso tempo ha continuato a commetterne degli altri: non aprirsi a molte richieste della società contemporanea; ostracizzare i teologi "dissidenti". Insomma temo che tra un secolo o due un altro papa sarà costretto a un ennesimo mea culpa per gli sbagli attuali». Ad un certo punto lei afferma che i guelfi e i ghibellini di un tempo si sono trasformati in quel curioso incrocio che chiama «i guelfi-ghibellini e i ghibellini-guelfi». Vale a dire? «Le faccio due esempi. A sinistra abbiamo ormai dei catto-comunisti, niente di più inconcepibile ed inconciliabile; a destra dei liberali che convivono con un'osservanza formale alla Chiesa pur in piena contraddizione con i princìpi del liberalismo e della laicità». E Berlusconi? «Berlusconi si è reso conto come tanti uomini politici prima di lui, da Giolitti a Togliatti passando per Mussolini, che in Italia non si governa senza la Chiesa. Pertanto si adegua…»
In Italia si governa solo con la Chiesa
