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La denuncia di un padre italiano contro il sistema giapponese: «Da un anno non vedo i miei tre figli e lo Stato lo permette»

Il fisico ha raccontato su Tag Magazine la prassi che in Giappone consente a un genitore di cancellare l’altro dalla vita dei figli

Da un anno Michele Dall’Arno, fisico italiano, non vede i suoi tre figli piccoli, che all’epoca dei fatti avevano 7, 5 e 3 anni. Il 31 ottobre 2025 è rientrato nella sua casa di Toyohashi, in Giappone, dopo alcuni giorni di convegni accademici fuori città. Ha scoperto che la moglie aveva portato via i bambini. La sua storia è stata raccontata nel primo episodio di POV, il format di Tag Magazine, il nuovo media multipiattaforma del Gruppo Cusano, ed è disponibile su Spotify e YouTube. «Quel giorno la mia vita è cambiata», racconta. «In Giappone la sottrazione di minori non è criminalizzata, resta impunita: è il punto chiave di tutta questa vicenda».

Dall’Arno ritiene che all’origine della rottura ci sia stato anche il suo modo di essere padre, legato a una cultura diversa da quella giapponese: «Investivo molto tempo ed energia nell’educazione dei miei figli, nella cura degli aspetti fisici ma forse ancora di più di quelli psicologici. Sono convinto che, in ultima analisi, questa sia stata una delle cause del rapimento, perché mia moglie l’ha percepita come un’ingerenza in quello che considerava il suo ambito».

I primi giorni sono stati i più duri. «Ho passato le prime due settimane piangendo», ricorda. «Avevo unito i lettini dei miei figli, che da soli erano troppo piccoli per me, per poterci stare sopra. Annusavo le loro lenzuola, che avevano ancora il loro odore, i loro vestiti, e piangevo».

Da allora ogni tentativo è stato vano, che fosse informale, legale o diplomatico. L’unico contatto con i bambini è stata una telefonata, due settimane dopo la loro scomparsa. «Mia figlia mi ha detto: “Sì papà, però se stessimo con te non potremmo stare con la mamma”. Mi sono trovato nella situazione di un padre che sa che quella sarà probabilmente l’ultima telefonata con sua figlia».

Dall’Arno ha lasciato il Giappone e la carriera scientifica. Oggi combatte per tornare a vivere con i figli e crescerli, «anche con la madre».

La sua non è una vicenda isolata. In Giappone una prassi consuetudinaria, nata nel XIX secolo durante il periodo Meiji, consente a uno dei genitori, di solito la madre, di allontanare i figli dopo una separazione. Il rapporto con l’altro genitore si interrompe di fatto. Secondo le stime, il fenomeno coinvolge oltre 150 mila minori ogni anno. Per Dall’Arno la responsabilità va cercata nel sistema giapponese più che nei singoli: «La rapitrice dei miei figli è una vittima del sistema. Da adulta ha le sue responsabilità, ma il problema non è di genere e non riguarda solo il mio caso. È culturale: manca una cultura dei diritti del bambino e della psicologia. Mia moglie è vittima di un sistema che, generazione dopo generazione, divora sé stesso».

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