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Borghi, poeti e aureole d'Abruzzo

Il monastero di San Salvatore a Majella e quello di San Camillo de Lellis. Le case medievali, i campanili che svettano tra i monti, occhieggiano le valli fonde, sbirciano laggiù l'azzurro dell'Adriatico. L'entroterra abruzzese, nella provincia di Chieti, è un pozzo di fede e di tradizioni così fondo che si fa fatica a districare riti e significati. Bucchianico e Guardiagrele, pochi chilometri di distanza, sono i due borghi del nostro girovagare di questa settimana. Con una festa da vedere e da capire, quella dei Banderesi, che si tiene domani e domenica. Invariata da settecento anni, coinvolge per dodici mesi la gente di Bucchianico, scandisce nei tempi della preparazione l'alternarsi delle stagioni. Sette secoli di «repliche» e una data precisa, la domenica prima del 25 maggio. Perché dietro a un intero paese in corteo, alle ferree regole di distribuzione delle «parti» nella rappresentazione un po' sacra e un po' pagana (propizia un buon raccolto e una nuova semina), c'è un preciso fatto storico e insieme un miracolo. Dunque, nel Milletrecento Chieti prepotente minacciava di invadere Bucchianico, abbarbicata su un colle alto 371 metri, tra i fiumi Foro e Alento. Ci si erano rifugiati quattro secoli prima i popolani della vicina Vasto, presi di mira dai Saraceni. Vi sorse un monastero benedettino, a dare carisma al luogo. Lo dedicarono a Sant'Urbano. Quel Papa fu la salvezza di Bucchianico. La leggenda che le donne, gli uomini, i ragazzi hanno raccontato mille e mille volte è che il Sergentiere - il capo del manipolo militare al quale era affidata la difesa del borgo - sognò la notte prima della battaglia proprio l'aureolato Urbano, festeggiato appunto il 25 di maggio. Il Santo Padre gli suggerì la migliore strategia: infilare in testa ai suoi uomini pennacchi alti e colorati e poi spronarli a una corsa forsennata, a zig zag, sulla cinta delle mura. «Fate ciammaichella», correte di qua e di là, ordinò il giorno dopo il Sergentiere ai suoi prodi. Beh, il trucco funzionò, quelli di Chieti immaginarono chissà quanti nemici fossero pronti a infilzarli e pensarono bene di desistere dall'assalto. Una storia vera? Un bell'immaginare, sostenuto dalla contesa tra le due città, una sorta di guerra dei trent'anni - dal 1305 al 1335 - per i confini sull'Alento, stabiliti poi scavando fossati e sistemando pietre divisorie. Fatto sta però che il Sergentiere è più di un re, a Bucchianico. Appartiene sempre alla stessa famiglia, i Tatasciore-Papè, che si tramandano la carica di padre in figlio, in una sorta di infinito ius divino. E il Banderese? No, lui lo tirano a sorte tra tutti i cittadini di Bucchianico, aprendo i bigliettini con i nomi di ciascuno. Quello che esce dopo il foglietto con il nome di Sant'Urbano, bè, è lui il prescento da Lassù. Guiderà il corteo della ciammaichella ingrossato da quelli che vengono da tutte le contrade. Porterà il vitello infiocchettato e altri doni. Le donne hanno in testa i canestri infiorati, gli uomini fanno avanzare quattro carri: del Pane, del Vino, della Legna, del Letto. Sfilano anche davanti alla casa dove nacque Camillo De Lellis, il santo che protegge i malati. Dall'altra parte della provincia chietina, su un promontorio all'ombra della Majella, Guardiagrele venera san Nicola Greco. La «città di pietra risplendeva al sereno di maggio» racconta Gabriele D'Annunzio ne «Il trionfo della morte». «Un vento fresco agitava le erbe su le grondaie. Santa Maria Maggiore aveva per tutte le fenditure, dalla base al fastigio, certe pianticelle delicate, fiorite di fiori violetti, innumerevoli, cosicché l'antichissimo Duomo sorgeva nell'area cerulea tutto coperto di fiori marmorei e di fiori vivi». Non serve altro a descrivere. Salvo accennare alla scuola orafa e dell'incisione che risale all'artista Nicola Gallucci. E al turgore delle viti nei dintorni. Come a San Martino della Marrucina dove in mezzo ai vigneti Masciarelli, la padrona di casa, Marina Cvetic, ha fatto restaurare il palazzo baronale di Semivicoli, un segno barocco in mezzo ai boschi e ai filari. Visitarlo è capire meglio l'Italia.

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