diRODOLFO LORENZONI Il martirio, per Karol Wojtyla, non è soltanto uno degli elementi fondanti del messaggio evangelico. È anche parte della sua stessa vita e del suo magistero, è esperienza esistenziale da attraversare, da donare al mondo e al cielo per il bene della parola di Dio. Il Papa che sale sul palcoscenico della storia nel 1978 si presenta come un uomo atletico, forte non solo intellettualmente ma anche sul piano della fisicità. È il Papa sciatore, l'uomo delle grandi passeggiate a contatto con la natura, in cui d'altra parte ama immergersi nel raccoglimento per entrare in contatto con Dio nella preghiera. Tale immagine vigorosa è stata spesso raccontata in contrasto con le sofferenze patite e manifestate nella seconda parte del pontificato wojtyliano. In realtà Giovanni Paolo II è lo stesso uomo e lo stesso Papa che mai perde il dono del buonumore: «Damose da fa', volemose bbene», dice in dialetto romanesco ai parroci romani nel tradizionale incontro di inizio Quaresima del febbraio 2004. Fatica nel pronunciare la sequenza dei periodi, ma lo spirito è identico a quello che lo ha animato nel corso di tutto il pontificato: sincero, diretto, comprensibile a tutti, tanto da entrare amorevolmente nel cuore di ogni fedele del pianeta. Grazie a questo spirito Giovanni Paolo non si sottrae a nessuna delle prove degli anni del secondo millennio: dopo il Giubileo, le importanti mete di Damasco e Atene, di Ucraina e Bulgaria, nonché la predicazione indefessa in favore della pace, per il rispettoso dialogo tra gli uomini e le religioni, a tutela dei più deboli. La visita al parlamento italiano nel novembre del 2002, con la sofferenza inscritta nel suo volto, è un successo indiscutibile; ma poi è costretto a farsi sostituire nella recita dell'omelia per il venticinquesimo anniversario del suo pontificato, il 16 ottobre del 2003. Il Papa sta male, tutto il mondo lo sa. Ma egli non rinuncia, anzi: la malattia e il dolore sono convertiti in un dono al Signore. Rilancia persino una delle aspirazioni basilari del suo magistero, quella interconfessionale, specialmente in rapporto alle fedi abramitiche. Nell'agosto del 2004 dona al patriarca di Mosca l'icona della «Madre di Dio di Kazan», poi in novembre affida al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I le reliquie di Giovanni Crisostomo e di Gregorio, santi ospitati nella Basilica di San Pietro. E nel partecipare al «Concerto di riconciliazione tra ebrei, cristiani e musulmani», ammonisce: «Non possiamo accettare che la Terra sia afflitta dall'odio, che l'umanità sia sconvolta da guerre senza fine. Dobbiamo implorare il dono della pace, e questa pace si spanderà come olio che lenisce, se percorreremo senza sosta la strada della riconciliazione». Intanto, esattamente in questi stessi anni, il morbo di Parkinson sta attaccando anche una suora francese, Marie Simon Pierre Normand. Suor Marie lavora come infermiera e i dolori lancinanti aumentano giorno dopo giorno, impedendola persino nei movimenti elementari: non riesce neanche più a scrivere. Alla morte di Wojtyla, la suora e le sue consorelle decidono di iniziare a pregare chiedendo l'intercessione del grande Papa. La sera del 2 giugno 2005 la religiosa percepisce una voce che la invita a provare a scrivere su un foglietto il nome di Giovanni Paolo II: suor Marie esegue alla perfezione, il nome finalmente si legge con chiarezza, perché un miracolo sta per compiersi. Il giorno dopo si alza dal letto completamente guarita, libera da dolori che non avvertirà mai più. Nella sua prima intervista esclusiva, realizzata da Giuseppe De Carli, la suora ha raccontato: «Sento che Giovanni Paolo II è molto vicino a me, ed è anche molto vicino al nostro Istituto. Noi siamo al servizio della vita e della famiglia, e il Papa ha fatto tanto per difendere la vita; era molto vicino ai più piccoli, ai più deboli, quante volte l'abbiamo visto avvicinarsi a un handicappato, a un malato. Li prendeva, gli parlava, e non ha mai avuto paura di toccarli». Giovanni Paolo II ha «toccato» anche lei, e grazie a questa miracolosa guarigione il nome di Karol Wojtyla salirà all'onore degli altari. 10-continua
Il Papa che sferzò il Parlamento
Argomenti